Il lABOratorio del critico è strABOcchevole

A Rivoli una retrospettiva su Achille Bonito Oliva, a due anni di distanza da quella su Szeemann

Achille Bonito Oliva per Ovs «Arts of Italy». Foto: Pierpaolo Ferrari, Roma 2016
Redazione |  | Rivoli

Sebbene la definizione di «critico d’arte» non sia affatto tramontata, se ne è probabilmente perduta la «purezza» originaria: Achille Bonito Oliva, per dire, ama l’espressione «scrittura espositiva» quando idea una mostra. Il critico viene dalla scrittura, suole ripetere, quella saggistica ma anche quella in sede giornalistica.

Oggi il critico d’arte è generalmente identificato nel ruolo del curatore di mostre o dell’organizzatore di spazi espositivi, ibridando o quanto meno sfocando il significato di una funzione, quella di critico militante, senza la quale l’arte moderna e contemporanea sarebbero prive dell’indispensabile teorizzazione. Ma è stato lo stesso ABO a fare scuola ai migliori curatori di oggi, introducendo, fra le altre cose, quella famosa «trasversalità» e l’altrettanto celebre «nomadismo», tramite i quali cadono gli steccati disciplinari, stilistici, culturali e altro ancora.

La Biennale di Venezia del 1993 resta in tal senso un punto di riferimento. A quella mostra collaborò, insieme a molti giovani curatori, Carolyn Christov-Bakargiev, che oggi, in veste di direttore del Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea, accoglie ABO in una retrospettiva che segue a due anni di distanza quella dedicata a un altro grande costruttore di mostre, Harald Szeemann.

Aperta sino al 9 gennaio, ripercorre l’attività di ABO (cui questo giornale ha dedicato un ampio profilo) in tre sezioni, dedicate all’attività curatoriale (in mostra opere che documentano le sue mostre più importanti), alla vastissima produzione saggistica e a quell’inedito rapporto con i media e con il pubblico attraverso il quale Bonito Oliva (Caggiano, Sa, 1939) portò in primo piano sul palcoscenico dell’arte la figura del critico e nella televisione generalista l’arte contemporanea.

«Theatron. L’arte o la vita», questo il titolo della rassegna, sta a indicare una visione a tutto tondo di una figura non circoscrivibile esclusivamente alla teorizzazione della Transavanguardia. Ne è curatore Andrea Viliani, sulla base di un’idea della Christov-Bakargiev e dello stesso Achille Bonito Oliva, con un Comitato scientifico composto da Marcella Beccaria, Cecilia Casorati, Laura Cherubini, Stefano Chiodi e Paola Marino.

Ad accogliere il pubblico, i custodi del Museo che per l’occasione vestono Gucci, sponsor della mostra. Ad attendere gli studiosi, anche dopo la mostra, lo sterminato archivio che il critico ha donato al Castello di Rivoli. Il catalogo è pubblicato in coproduzione con Skira.

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