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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliDopo un restauro durato due anni, il Reial Monestir de Santa Maria de Pedralbes ha riaperto al pubblico la Cappella di san Michele, con le sue straordinarie pitture murali gotiche (1345-46), uniche in Spagna. Prima del restauro si potevano contemplare solo protette da un vetro, che sfalsava i colori e scuriva le scene. L’intervento, diretto da Lidia Font con la collaborazione di un pool di esperti internazionali, da biologi a chimici, si è concluso sulla parete di fondo che ha ritrovato l’azzurro brillante e i falsi marmi rossastri nascosti sotto vari strati di vernice. Alcuni attribuiscono l’opera al pittore catalano Ferrer Bassa, altri a un suo alllievo probabilmente italiano, ma esiste anche una terza ipotesi secondo la quale Bassa avrebbe trascorso alcuni anni in Italia dove avrebbe appreso le nuove tecniche messe in pratica al suo ritorno in patria. Di certo si sa che la decorazione della piccola cappella, utilizzata per molti anni come spazio per la preghiera adiacente a quello che accoglie la tomba della regina Elisenda di Montcada, fu commissionata da una sua nipote, la badessa Francesca Saportella.
Costato 175mila euro finanziati dal Comune di Barcellona con il contributo di oltre 30mila euro di una campagna di microfinanziamento cui hanno aderito 224 persone, il restauro era reso complicato dalle ridotte dimensioni dello spazio, meno di 20 metri quadrati, che attualmente permettono l’accesso di non più di otto visitatori per volta. Per pulire le pitture senza aumentare la già notevole umidità dell’ambiente, Lidia Font ha utilizzato compresse di agar agar, un’alga marina gelatinosa. Dalle superfici dipinte sono stati asportati gesso, resine e colle applicati nel corso degli anni, ma il restauro non ha potuto cancellare le cicatrici degli interventi antichi più aggressivi. È il caso dei buchi realizzati per ancorare i mobili o passare corde che quando non servivano più venivano riempiti di gesso e ridipinti sommariamente. Il gesso è stato rimosso perché la sua presenza trasmette tensioni e apporta sali che deteriorano la pittura originale. Naturalmente prima di fare ciò si è provveduto al consolidamento della superficie pittorica. Le porzioni di pittura perdute sono state quindi uniformate cromaticamente con la tecnica del rigatino o tratteggio. La cappella, che ha una nuova illuminazione, un sistema di ventilazione e una porta di vetro che permette il controllo climatico, sarà monitorizzata permanentemente per seguire l’evoluzione del restauro e poter intraprendere, budget permettendo, una nuova fase di lavori tra circa un anno.
© Foto Peres Vivas
Roberta Bosco
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