Il germe della modernità

Il nuovo allestimento della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti guarda al lascito in provincia di Simbolismo, Divisionismo e secessioni

Una veduta del nuovo allestimento della GAM Achille Forti di Verona
Camilla Bertoni |  | Verona

Donazioni, prestiti, restauri di opere dai depositi e un nuovo impianto d’illuminazione: così la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti in Palazzo della Ragione si presenta al pubblico con un nuovo allestimento, curato dalla direttrice dei Musei di Verona Francesca Rossi e dalla responsabile delle collezioni della Gam Patrizia Nuzzo.

L'obiettivo è la valorizzazione della parte delle raccolte che racconta lo sbocciare del germe della modernità, tra Simbolismo, Divisionismo e secessioni, anche nella provincia, tra fine ’800 e inizio ’900. Escono dai depositi i macchiaioli Telemaco Signorini e Vincenzo Cabianca, Guglielmo Ciardi per la Scuola di Posillipo e i fratelli Palizzi per quella di Resina.

Tra i punti di forza, l’imponente «Maternità» di Gaetano Previati, esposta alla prima Triennale di Brera del 1891, in prestito dal 2018 dalla collezione del Banco Bpm, le opere divisioniste dalle collezioni della Gam, come «Il pesco fiorito» (1914) di Baldassarre Longoni, e il corpus di opere di artisti formati dal bolognese Alfredo Savini, mentre ancora dominava il pittore veronese Angelo Dall’Oca Bianca. Sono gli artisti che si raggrupparono negli anni ’10-20 intorno a Felice Casorati, presente per qualche anno in città prima della Grande Guerra e di cui la Gam possiede diverse opere, tra le quali «La preghiera» (1914).

Valorizzate in particolare le opere di Angelo Zamboni e Gino Rossi, mentre la scultura locale azzardava soggetti e atmosfere simboliste con i veronesi Ruperto Banterle e Mario Salazzari. Nello spazio Thanks to sono messe in luce le opere donate al museo da privati: lo inaugura il «Progetto per il Ponte della Vittoria» del 1925 di Albano Vitturi, donato da Cristina Fraccaroli Tantini.

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