Il Flu水o del tempo e il potere del sogno

Nella sala dei «Sette Palazzi Celesti» dell'HangarBicocca di Milano un setting a cura di Davide Quadrio da un’idea di Luciana Galliano

Silvia Gribaudi in una sessione di prova di Fluxo Casa degli Artisti, Milano 2021. Foto t-space studio
Barbara Garatti |  | Milano

L’installazione che Anselm Kiefer realizzò nel 2004 per l’apertura di Pirelli HangarBicocca con la sua atmosfera pulviscolare e postapocalittica è ormai diventata iconica del centro espositivo e della stessa città di Milano. Tante volte lo spazio monumentale per cui sono stati pensati «I sette palazzi celesti» ha ospitato concerti e eventi di arte contemporanea, ma «Flu水o», il progetto a cura di Davide Quadrio da un’idea di Luciana Galliano, non solo ha animato la scena di nuove visioni, suoni e suggestioni, si potrebbe dire che l’ha irrorata di una linfa vitale inaspettata: l’acqua. È proprio questo elemento il tema portante del progetto vincitore dell’Italian Council (9. Edizione 2020) presentato da Arthub (Shanghai/Hong Kong ) il 25 e il 26 novembre.

Entrando nella navata silenziosa dell’ex impianto industriale solo un piccolo bagliore fa da bussola nello spazio, è la prima stazione di una complessa coreografia diretta da Alessandro Sciarroni in cui i protagonisti sono suoni, corpi e luci che poco alla volta animano l’ambiente. I visitatori fluiscono, come la materia liquida a cui è dedicato il progetto, da una «scena» all’altra, senza gerarchia di sorta attratti da correnti sonore e visive impercettibili.

Il tutto inizia con la performance intima e riflessiva di Rosella Biscotti e Attila Faravelli in cui le note di «Water Music» di Takemitsu Toru riverberano all’interno di anfore antiche. Si prosegue poi con Silvia Calderoni e Ilenia Caleo che ripropongono con stile ipnotico e alienante un’azione di Nan June Paik e poi ancora Silvia Gribaudi ripresenta «Water Piece» di Yoko Ono in un calibrato equilibrio tra fatica e leggerezza. Ispirata dalle suggestioni di Shiomi Cheiko, Chiara Bersani con minuzia mette in crisi le possibilità di decodifica del suono di un vecchio disco e Anna Raimondo costella lo spazio di voci e oggetti onirici.

Infine sul fondo della navata il capolavoro del teatro musicale del compositore argentino Mauricio Kagel, «Mare Nostrum» (interpretato dall’Ensemble Giorgio Bernasconi insieme a Kai Wessel, Miljenko Turk con la guida del direttore d’orchestra Arnaud Arbet e la collaborazione dell’artista performativa Muna Mussie) trasporta i visitatori al centro dell’istallazione site specific di Andrea Anastasio in cui alcuni oggetti residuali della società dei consumi giacciono abbandonati su un immaginario fondale marino fino a ricoprirsi di pelle di pitone, attraente e pericolosa promessa di una lussureggiante ed effimera bellezza.

«Flu水o» è un progetto corale, uno sforzo immaginativo collettivo in cui la storia e la cultura dell’Estremo Oriente si intrecciano sapientemente con immaginari mediterranei. È un ingranaggio dal ritmo impeccabile che rimescola insieme performance, scultura e video, musica da camera ed elettronica per restituire al pubblico un’esperienza immersiva in cui riflettere su tematiche di stringente attualità, come la fragilità del corpo, il potere del sogno e la dittatura del tempo.

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