Il Duomo dell'Aquila 11 anni dopo

Al via il progetto del restauro, ma prima di poterci rientrare ci vorrà ancora molto tempo

L’interno del Duomo dell’Aquila. Foto Stefano D’Amico
Stefano Miliani |  | L'AQUILA

Fondata nel Duecento, la Cattedrale aquilana intitolata ai santi Massimo e Giorgio è stata ricostruita più volte per i terremoti. Il peggiore fu quello del 1703 che la distrusse al punto che venne ricostruita con l’interno barocco e la facciata neoclassica completata nel 1928. Il sisma del 2009 ha fatto crollare una porzione della copertura del transetto e compromesso l’intera struttura. Da allora il Duomo che domina la piazza antistante è inagibile e ciò suscita un tale rammarico tra i cittadini che un anno fa il cardinal Giuseppe Petrocchi, a proposito della chiesa ancora chiusa, ha esclamato: «Le pietre gridano». Finalmente il tanto atteso progetto per ricostruirla è avviato: lo ha autorizzato la Soprintendenza speciale per L’Aquila e il Cratere mentre chi gestisce i fondi e appalta il cantiere è il Segretariato Regionale in Abruzzo del Ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo.

«Il Duomo verrà consolidato e ricomposto reintegrando le parti crollate, come già avvenuto in altri casi analoghi di chiese, da Collemaggio alle “Anime Sante”», spiega Alessandra Vittorini, soprintendente dell’Aquila e Cratere fino all’agosto scorso quando è passata a dirigere la Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali del Ministero a Roma.

A proposito degli anni di attesa per arrivare al piano di lavoro risponde: «Il progetto, redatto da professionisti incaricati dal Consorzio, ci è stato sottoposto nel 2018. Verificata l’assenza di diversi approfondimenti indispensabili per un intervento di tale entità e delicatezza è stato necessario chiedere un’integrazione delle analisi e degli elaborati progettuali. Per accompagnare e velocizzare tale percorso, presso la Soprintendenza abbiamo costituito una commissione mista che si è riunita con cadenza regolare, anche durante il lockdown, con progettisti e committenza. Serviva un approccio sistematico e multidisciplinare, servivano integrazioni e abbiamo valutato tutto: l’autorizzazione è stata rilasciata nel giugno scorso».

Il cantiere, spiega l’architetto, richiederà cautele particolari: «Dal momento che la struttura è così imponente e così danneggiata sarà necessaria particolare cura per l’impatto sul sottosuolo, dove nel dicembre scorso sono emerse tombe vescovili del XVII secolo, e per la ripartizione dei carichi dei macchinari, nel caso ci siano ulteriori cavità. Naturalmente la Soprintendenza sorveglierà tutto l’andamento dei lavori». Il restauro non riguarda esclusivamente il tetto, gli impianti e le parti crollate; investe anche le zone sepolcrali e porzioni di mura che risalgono alle origini della chiesa scoperte durante le indagini archeologiche, oltre a comprendere il recupero delle decorazioni pittoriche.

«Il progetto prevedeva un investimento di 35 milioni per i restauri, togliendo alcune voci può abbassarsi a 33. Il Mibact finora ha stanziato 18 milioni circa per un primo lotto che dia una copertura alle zone dove il tetto è crollato interamente, il coro e il transetto sinistro, spiega Stefano D’Amico, architetto e segretario regionale ad interim dei Beni culturali in Abruzzo. La seconda parte dell’intervento riguarda la grandiosa navata, però ancora non abbiamo risorse disponibili e le cerchiamo. Frattanto abbiamo avviato la procedura per individuare il verificatore del progetto esecutivo di restauro, atto indispensabile per appaltare i lavori».

Una domanda sta molto a cuore agli aquilani: quando potranno rientrare in Duomo? Data la mole e complessità dei lavori, i tempi non saranno brevi. Tra autorizzazioni (come quella che deve rilasciare il Genio civile sulla tenuta sismica del cantiere) e verifiche sull’appalto, D’Amico ipotizza di bandire entro questo 2020 la gara per il primo lotto di lavori, gara che intende affidare all’agenzia per lo sviluppo Invitalia.

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