Il controllo del volto nell’epoca della sorveglianza

Alla Fundació Foto Colectania un tema storico evolutosi nel tempo, sviluppato dal curatore Urs Stahel, con scatti di Arbus, Cirio, Paglen e Ruff tra gli altri

Shu Lea Cheang, «Tracked, a self-portrait», 2019. © Shu Lea Cheang
Bianca Cavuti |  | Barcellona

Quello della sorveglianza è un fenomeno storico, che si è evoluto di pari passo con lo sviluppo delle società. La collettiva «Face Control», visitabile fino al 20 marzo presso la Fundació Foto Colectania, riflette su questo tema, focalizzandosi sulle modalità di controllo del volto.

Il viso oggi è oggetto di una doppia azione di supervisione: quella esterna, esercitata dagli apparati di potere, e quella che ogni individuo opera su se stesso, per gestire la percezione della propria immagine.

Un ricco corpus di opere di artisti di epoche differenti (tra cui, per citarne solo alcuni, Diane Arbus, Paolo Cirio, Trevor Paglen e Thomas Ruff) e di materiale grafico e bibliografico si interroga sulle conseguenze di queste pratiche, costruendo un’indagine che dalla fisiognomica arriva ai sistemi di riconoscimento facciale.

Qual è il confine tra pubblico e privato? Cosa accade se nuove tecnologie sposano vecchie ideologie? La risposta è complessa. Come spiega Urs Stahel, curatore della mostra, «Il mondo diventa un campo di battaglia. È l’epoca dell’allontanarsi, del nascondersi, dell’occultare e del trasformare. L’epoca della ritirata per necessità. Il volto, l’unico inconfondibile volto, è in pericolo».

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