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Il Clust-Er rifarà le città

È un nuovo ente di diritto privato attivo nell'elaborazione di strategie e indirizzi per l'edilizia e l'urbanistica del futuro. Ne parla il presidente Marcello Balzani

Marcello Balzani

L’Associazione «Clust-ER Build Edilizia e Costruzioni», è un nuovo cluster (gruppo) presieduto dall’architetto Marcello Balzani, docente all’Università di Ferrara. Dopo la pausa forzata causa pandemia, l’associazione riparte da «After the Damages-Prevention and safety solutions through design and practice on existing built environment», la Summer school con un centinaio di iscritti in tutto il mondo. «È un corso intensivo di alta formazione, tenuto da esperti internazionali, tecnici e policy maker, dedicato alla riduzione e gestione del rischio correlato all’impatto di calamità naturali e antropiche sul territorio urbanizzato. La prima edizione si svolge online dal primo al 15 luglio», spiega Balzani, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Che cos’è un cluster come il vostro?
Un’associazione di diritto privato, comprendente cooperative e aziende del settore edilizio, laboratori, mondo universitario e della formazione e startup, tutti attori che operano insieme per la rigenerazione urbana. Il gruppo permette di studiare, testare e mettere a punto strumenti di supporto ai processi di trasformazione della città e delle relazioni tra i suoi abitanti, coerenti con gli obiettivi della Legge ubanistica regionale del 2017. In due anni e mezzo di lavoro abbiamo riunito un centinaio di associati.

A favore di chi operate?
A favore della comunità. Pensiamo ai fondi pubblici italiani ed europei possibili per sostenere la competitività del settore dell’edilizia e delle costruzioni. In questo periodo di attività abbiamo supportato gli obiettivi strategici della Regione Emilia-Romagna nel campo delle costruzioni e delle infrastrutture, lavorando su tre ambiti tematici: la conservazione e valorizzazione del patrimonio costruito, la sicurezza degli edifici e delle infrastrutture civili e l’efficienza energetica e la sostenibilità. Nel cluster lavoriamo a breve termine. Dopodiché portiamo le idee sul piano pratico richiedendo i fondi regionali ed europei.

Ci può fare alcuni esempi?
Siccome siamo molto innovativi in alcuni settori (come design e ceramico), ma molto meno nelle costruzioni, ci siamo concentrati lì; c’è un immenso patrimonio immobiliare da adeguare. La casa, anche a seguito della pandemia, ha un ruolo sempre più importante, ma accendiamo ancora la luce come sessant’anni fa. Occorre investire nella ricerca per arrivare ai prodotti, l’associazione si occupa anche di questo. Pensi alla differenza per il singolo, ma anche per la comunità, tra un esercente che recupera il proprio albergo sulla riviera romagnola e la decisione di rigenerare l’intero patrimonio edilizio di sessanta chilometri di costa. Ci guadagna il singolo, la comunità e il sistema. Il lavoro si genera così, investendo prima in ricerca.

L’uomo costruisce case e ripari da circa 6mila anni. Ora dall’Emilia-Romagna parte una rivoluzione.
Rigenerare le città significa creare un processo e qui abbiamo l’ottimo esempio seguito al terremoto del 2012. In pochi anni abbiamo ristrutturato tutto, muovendo circa 9 miliardi di euro. Ora possiamo fare lo stesso con la rigenerazione urbana, ma servono tanta tecnologia, una rete di partecipazione diffusa e molto pragmatismo, che da queste parti non manca.

Stefano Luppi , da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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