Il bello, il brutto e l’inedito

Una Camera tutta per Model, Horst e Gabetti

Lisette Model, «Belmont Park Race Track, Guys», 1956
Jenny Dogliani |  | Torino

«Fotografare un corpo brutto è molto affascinante», sosteneva Lisette Model (1901-83). Un universo fotografico, il suo, agli antipodi di quello di Horst P. Horst (1906-99), sinonimo di moda, glamour e bellezza. Viennese lei, tedesco lui, sono entrambi cresciuti in Europa per poi trasferirsi negli Stati Uniti e diventare due capisaldi della fotografia del Novecento.

Distanti nella vita, i loro mondi s’incontrano da Camera per il ciclo «Camera doppia». Curata da Monica Poggi con 130 fotografie, «Lisette Model. Street Life» è la prima antologica italiana dedicata alla fotografa. Insegnante di Diane Arbus e Larry Fink, la Model si avvicina alla fotografia in Francia grazie alla sorella Olga.

La mostra ne ripercorre la carriera con un focus sugli anni Cinquanta e Sessanta. Fotografa di strada, coglie i soggetti all’improvviso, con inquadrature ravvicinate, flash e contrasti esasperati che evidenziano imperfezioni fisiche, abiti appariscenti, gestualità sguaiate: «La strada, gli anfratti del Lower East Side e i bar sono palcoscenici perfetti per ignari attori di un’irriverente commedia umana», spiegano dal museo.

«Horst P. Horst. Style and Glamour» è un’altrettanto approfondita retrospettiva che ordina 150 immagini. Curata da Giangavino Pazzola, spazia dagli scatti per «France Vogue» tra le due guerre sino agli anni Ottanta. Il rapporto con l’arte classica e il legame con le avanguardie, i ritratti ambientati, le fotografie di moda e la lunga collaborazione con «Vogue», la Parigi degli anni Trenta e poi le nature morte, le immagini di interni, case e giardini di artisti e celebrità, dall’appartamento romano di Cy Twombly all’elegantissima Marella Agnelli nella tenuta di Villar Perosa. A chiudere una serie di ritratti inediti della radicale serie «Round the Clock, New York, 1987».

Nella Project Room, infine, le fotografie di un inedito Roberto Gabetti a vent’anni dalla scomparsa. Fin da ragazzo con la sua inseparabile Leica, l’architetto torinese immortalava edifici, modellini e progetti di maestri dell’architettura in Italia e all’estero, cogliendone forme, dettagli e armonie. Oltre cento stampe ricavate da negativi originali del suo archivio privato (che ne conta più di 5mila), selezionate dal curatore Sisto Giriodi.

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