Icone alla Kunsthalle: una mostra «diffusa»

60 opere d’arte per le 60 stanze del museo tedesco, una per stanza

Un mandylion russo del XVI secolo (particolare). © Foto di Jürgen Spiler
 |  | Brema

Che cosa venerano o adorano da sempre gli uomini? Semplice: le immagini. Dipinte, costruite, scolpite, fotografate, disegnate, sacre o profane, le icone di cui essi hanno bisogno per legittimare la propria adorazione sono nient’altro che una necessità molto umana: devo poter dare un volto o una forma all’ente venerato.

Nel linguaggio moderno la parola «icona» ha molte sfumature di significato (che sia il dipinto sacro russo o l’epiteto attribuito a una celebrità o l’interfaccia grafica sullo schermo del pc) che tuttavia rimandano a una sola radice lessicale, quella di «immagine».

«Icone. Culto e adorazione», allestita dal 19 ottobre al 6 gennaio alla Kunsthalle, è un’originale messa in scena di icone: il museo per la prima volta mette a disposizione del pubblico tutti i suoi spazi e diventa esso stesso luogo di contemplazione: 60 opere d’arte per le sue 60 stanze, una per stanza; ogni
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