I tre secessionisti dell’Informale

Mariella Rossi |  | Bellinzona

Carole Haensler Huguet, curatrice del Museo Villa dei Cedri di Bellinzona, racconta ai lettori di «Vedere in Canton Ticino» i retroscena della mostra intitolata «L’anima del segno. Hartung-Cavalli-Strazza»

Allestita dall’8 ottobre al 29 gennaio, la mostra è un’inedita esplorazione a tre voci sull’uso del segno nell’incisione e nella pittura nel dopoguerra. 

Come e quando nasce l’idea della mostra?

È il primo progetto che ho cercato di mettere in moto quando tre anni fa sono stata nominata curatrice di Villa dei Cedri. Nel frattempo abbiamo deciso di rinnovare il museo. È la mostra più ambiziosa realizzata fino ad ora. È rappresentativa di una riflessione analitica sul patrimonio del museo, un approccio alla pratica espositiva che si ritrova adesso in molti musei svizzeri, ma credo anche nel resto d’Europa. Dopo la rincorsa della novità a tutti i costi, col rischio di sganciarsi dalla funzione educativa
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