I Somaini d’America

La stagione d’oltreoceano dell’artista lombardo inaugura la sua Fondazione

Francesco Somaini, «Bagnante (I Variante)», 1952
Michela Moro |  | Milano

A Milano tutti conoscono largo Marinai d’Italia, che si apre su corso XXII Marzo, ma pochi ricordano che la grande scultura di bronzo che troneggia sulla fontana è opera dell’artista lombardo Francesco Somaini, (1926-2005). Una carriera tanto internazionale la sua che per l’inaugurazione della Fondazione che porta il suo nome si è scelto di focalizzarsi sul periodo americano dello scultore, con la mostra «Somaini in America», dall’8 settembre al 31 marzo 2022.

Nel 1960 Somaini inaugura la prima personale all’Istituto Italiano di Cultura di New York, presentata da Giulio Carlo Argan e organizzata dalla Galleria Odyssia di Roma, con opere provenienti da collezioni americane. Somaini era reduce dal premio come migliore scultore straniero alla Biennale di San Paolo del Brasile del 1959 e i suoi collezionisti erano tra i nomi più altisonanti del collezionismo d’oltreoceano, ad esempio l’architetto Philip Johnson, le cui opere, incluse quelle di Somaini, sono conservate al MoMA di New York.

La scultura «Grande Ordalia» di proprietà dei coniugi Kreeger è conservata al Kreeger Museum a Washington D.C, mentre proviene dalla collezione di John D. Rockefeller III «Racconto sul Cielo (III Variante)» del 1961, esposta alla Fondazione Somaini nella mostra curata dalla figlia Luisa Somaini e Francesco Tedeschi, in collaborazione con la Galleria Open Art di Prato.

Il percorso propone una ventina di sculture realizzate tra il 1952 e il 1976, che insieme a disegni, video, fotografie e materiali d’archivio ripercorrono quella fortunata stagione. Le riflessioni di Somaini sul rapporto tra scultura e contesto urbano maturano grazie al contatto con la cultura americana. Nel 1970 realizza opere monumentali per Atlanta, Baltimora e Rochester e collabora con architetti in America e in Italia, nella convinzione che la scultura abbia il compito di riqualificare il tessuto urbano. Tesi accolta con grande apertura per esempio da Luigi Caccia Dominioni, con il quale Somaini collaborò per anni per largo Marinai d’Italia, per la Galleria Strasburgo nel centro della città e in molte altre occasioni.

Fu innovativo anche nelle tecniche, sperimentando dalla prima metà degli anni Sessanta un sistema personale di intaglio diretto, praticato mediante l’uso del getto di sabbia a forte pressione che diviene componente fondamentale del suo linguaggio plastico; la ricerca continua e si evolve nel tempo fino a ricavare un’impronta figurativa da una scultura astratta, riprendendo lo spunto dell’anamorfosi.

Parte di tutto ciò si ritrova in mostra con le «Carnificazioni di un’architettura», oltre a lavori come le «Cadute dell’uomo» e i «Da Sotto», senza tralasciare i motivi più amati dal collezionismo americano: «Proposte per un monumento», le «Verticali», le «Orizzontali» e le «Oblique», le successive «Memorie dell’Apocalisse», i «Racconti» e le «Figure di fuoco».

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