I silenzi malinconici di Léon Spilliaert

Alla Fondation de l’Hermitage un centinaio di opere scelte dell’artista belga spaziano dai paesaggi costieri del Mare del Nord alle visioni notturne delle vie di Ostenda ai suggestivi autoritratti

«Autoportrait-2-novembre» (1908), di Léon Spilliaert. New York, The Hearn Family Trust. Foto: The Hearn Family Trust
Luana De Micco |  | Losanna

La Fondation de l’Hermitage ospita, fino al 29 maggio, un’ampia retrospettiva dedicata a Léon Spilliaert (1881-1946), uno dei maggiori artisti simbolisti belgi del primo ’900. In un percorso tematico e cronologico, la mostra «Léon Spilliaert. Avec la mer du Nord...», curata da Sylvie Wuhrmann, direttrice della Fondazione svizzera, riunisce un centinaio di opere spaziando dai paesaggi delle coste del Mare del Nord alle visioni notturne delle vie di Ostenda, la città natale che fu fonte inesauribile di ispirazione, ai suggestivi autoritratti.

Spilliaert imparò a dipingere da autodidatta prima di frequentare l’Accademia di Bruges. Visse tra Parigi, dove si recò per la prima volta nel 1904 e tornò a più riprese, e Bruxelles. La sua arte singolare, carica di solitudine, silenzi inquietanti e nostalgia, attinse alle letture di filosofi come Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche, e di poeti come Maurice Maeterlinck e Émile Verhaeren. Si nutrì dei lavori di James Ensor, Odilon Redon, Edvard Munch, Fernand Khnopff.

Spilliaert sperimentò diverse tecniche: fino alla prima guerra utilizzò la china, l’acquarello e il pastello, dopo il 1920 privilegiò l’acquarello e la gouache. L’artista «tesse legami tra Simbolismo ed Espressionismo contemporanei e sembra annunciare, nei paesaggi più radicali, semplificati all’estremo, l’astrazione geometrica e il Minimalismo», scrive la Fondation de l’Hermitage.

Tra le opere allestite, «La nuit» (1908) della collezione della Fédération Wallonie-Bruxelles, «Femme au bord de l’eau» (1910) e «L’autoportrait aux masques» (1903), primo autoritratto di una lunga serie, prestato dal Musée d’Orsay di Parigi, dove, sul fondo, dietro al volto dell’artista in primo piano, con i lineamenti spigolosi nella luce contrastata, emergono nella penombra altri due volti, sempre dell’artista, ma invecchiati.

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