I reperti storici sono finiti nei rifiuti?

Si teme che alcune macerie del terremoto del 2016, storicamente rilevanti, siano finite in discarica

Uno dei due depositi di «macerie artistiche» provenienti da Arquata del Tronto (Ap)
Stefano Miliani |  | Arquata del Tronto (Ap)

Dopo un terremoto i tecnici sanno bene che occorre recuperare le macerie, selezionare, schedare e conservare coppi, mattoni, ceramiche, pietre, frammenti di parete dove c’era un affresco, anche quando abbiano un valore per la storia locale, non solo quando fanno parte del patrimonio artistico. Le direttive del Ministero dei Beni e Attività Culturali dopo un sisma sono puntuali e suddividono le macerie in tre categorie: la A riguarda gli edifici sottoposti a vincolo; la B riguarda l’edilizia storica, quindi di possibile interesse storico e architettonico; la C investe gli edifici comuni.

Nel settembre 2018 un’ispezione ha ravvisato che in due depositi temporanei nel piceno molte macerie del terremoto 2016 provenienti da Arquata del Tronto non erano catalogate, risultavano in quantità inferiore a quelle rimosse e mancava personale qualificato che le gestisse. Per la categoria A non sono stati ravvisati
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