I nidi di Tadashi in città e in galleria

Quattro interventi site specific dell’artista giapponese

«Tree Hutsı (2013) di Tadashi Kawamata, Foto di Martino Margheri, Markus Bader © Strozzina, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze Courtesy l’artista e Kamel Mennour, Parigi/Londra
Ada Masoero |  | Milano

Sono quattro gli interventi concepiti da Tadashi Kawamata per la mostra «Nests in Milan» (dal 31 marzo al 21 luglio), curata da Antonella Soldaini per BUILDING.

Dalla sede della galleria, in via Monte di Pietà 23, s’irradiano tre percorsi che conducono al Palazzo di Brera (nel Cortile della Magnolia), al Centro Congressi Fondazione Cariplo e al Grand Hotel et de Milan, tutti a pochi passi da BUILDING.

Per questo progetto l’artista giapponese (nato a Hokkaido nel 1953, attivo tra Tokyo e Parigi, noto internazionalmente sin dal 1982 quando, a 28 anni, fu presente alla Biennale di Venezia, nel Padiglione giapponese, e poi, nel 1987, a documenta 8 di Kassel) ha concepito quattro interventi site specific, «aggrappati» alle facciate degli edifici coinvolti, mentre altri lavori sono esposti all’interno della galleria.

Al centro delle sue riflessioni è la città, intesa come rete di relazioni umane e sociali e, sul piano fisico, come insieme di pieni e di vuoti urbani, questi identificati soprattutto con i cantieri e le rovine, da cui spesso (come a Kassel, dove lavorò sulle macerie di una chiesa distrutta dalla guerra e poi dimenticata) trae il legno per i suoi interventi.

A Milano si appropria di facciate, balconi, tetti o spazi interni di edifici storici (quando non identitari, come il Palazzo di Brera) e v’interviene con i caratteristici intrecci di assi che, evocando ultimamente i nidi degli uccelli, portano su di sé valenze emotive e simboliche legate al tema della casa, del rifugio, del luogo di appartenenza, mentre sul piano visivo si configurano secondo la stessa progettualità «istintiva» delle costruzioni dei volatili.

Ideata due anni fa e rinviata a causa della pandemia, la mostra «Nests in Milan» trova ora, dolorosamente, una nuova attualità, nel momento in cui la guerra devasta le città dell’Ucraina, uccidendone gli abitanti e sventrando gli edifici.

Le opere di Tadashi Kawamata parlano di transitorietà e di fugacità delle cose, ma anche di ricostruzione attraverso un lavoro collettivo e di recupero dei materiali, reimmessi in una nuova esistenza. Finita la mostra, infatti, i legni saranno smontati e riutilizzati, rientrando nel circolo della vita.

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