I Musei Reali celebrano l’Africa

Un continente e i suoi esploratori in 150 oggetti tra statue, utensili, amuleti, gioielli, armi, scudi, tamburi e fotografie

Scudo; Etiopia, (1936, ca), dono di un comandante etiope (degiac) al re VittorioEmanuele III di Savoia per il tramite di Rodolfo Graziani
Rocco Moliterni |

«L’Africa è lontana, vista dalla luna dista un’eternità» diceva una vecchia canzone di Sergio Endrigo, ma anche da Torino non è proprio vicina se si pensa che l’ultima grande mostra di arte africana risale a vent’anni fa: fu un’iniziativa dell’allora assessore Fiorenzo Alfieri che «fece requisire», non senza polemiche, l’intera Gam per ospitarla. A colmare il vuoto è ora ai Musei Reali di Torino «Africa. Le collezioni dimenticate» a cura di Elena De Filippis, Enrica Pagella e Cecilia Pennacini. La mostra è realizzata dai Musei Reali con la Direzione regionale Musei del Piemonte e il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino in collaborazione con Coop Culture e il supporto della Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura per il cartellone di attività collaterali.

L’iniziativa nasce dopo il lavoro di intervento e recupero realizzato negli ultimi due anni dai Musei Reali e dalla Direzione regionale musei sulle collezioni africane già presenti nei depositi dell’Armeria Reale e nelle raccolte dei Castelli di Agliè e di Racconigi. Un lavoro di ricerca e catalogazione è stato svolto anche sulle collezioni fotografiche conservate alla Biblioteca Reale. «Durante il progetto, spiegano le curatrici, è emersa la necessità di confrontarsi con esperti di storia africana e con le comunità di origine per costruire un dialogo, un ponte interculturale e una chiave di accesso alla realtà contemporanea dei nuovi cittadini, provenienti in particolare dal Corno d’Africa».

Da questa riflessione è scaturita la collaborazione con il Maet e con l’artista concettuale Mekonnen Nigussu, docente all’Università di Addis Abeba, che è sta- to ospite ai Musei Reali per una residenza di ricerca, con lo scopo di creare un’opera site-specific per la mostra. Quale Africa emerge dalla mostra? Ci sono 150 oggetti tra statue, utensili, amuleti, gioielli, armi, scudi, tamburi e fotografie, grazie a prestiti che arrivano anche da Palazzo Madama e dal Museo delle Civiltà di Roma. Il percorso è articolato in cinque sezioni seguendo le personalità torinesi che furono in Africa nella seconda metà dell’Ottocento e le cui raccolte sono fi- nite nelle collezioni pubbliche.

Si parte così con «Italiani in Africa: esploratori, avventurieri e consoli» che ha per protagonisti Antonio Brun Rollet, tra il 1857 e il 1890 esploratore alle sorgenti del Nilo in Sudan, Vincenzo Filonardi, armatore e console a Zanzibar nel 1892, e Giuseppe Corona che in quel periodo andò in Congo. A questa area è dedicata la seconda sezione «Le vie dello sfruttamento: ingegneri in Congo» sul contributo di ingegneri e tecnici torinesi come Pietro Antonio Gariazzo, Carlo Sesti, Tiziano Veggia e Stefano Ravotti impegnati nella costruzione di infrastrutture coloniali in Congo. Di alpinisti parla la terza sezione «Conquistare la montagna: il Rwenzori» che ripercorre la spedizione del Duca degli Abruzzi e di Vittorio Sella sul massiccio al confine tra l’Uganda e l’attuale Repubblica Democratica del Congo.

Le colonie italiane sono le protagoniste della sezione «Dalla spartizione dell’Africa all’aggressione coloniale» con reperti provenienti da Eritrea, Cirenaica e Tripolitania, Somalia, Etiopia. Il percorso ter- mina con «The smoking table» di Mekonnen Nigussu. Intorno alla mostra un ricco programma di iniziative che coinvolge la città e le residenze sabaude di Racconigi e Agliè. L’esposizione è stata possibile grazie a un finanziamento della legge 77/2006 che sostiene progetti dei siti italiani posti sotto la tutela dell’Unesco, come il sito delle Residenze sabaude, e a un contributo dei Musei Reali di Torino.

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