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Musei

I mobili di Terragni per l’Asilo Sant’Elia

Alla Pinacoteca Civica di Como due nuove sale dedicate al celebre architetto

Una delle due sale della Pinacoteca Civica di Como dedicate a Giuseppe Terragni

La Pinacoteca Civica di Como si è arricchita di due nuove sale dedicate al celebre architetto Giuseppe Terragni (1904-43) e al suo Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura razionalista, progettato nel 1935 e realizzato tra il 1936 e il 1937 in una zona operaia della città, per accogliere i piccoli ospiti in spazi colmi d’aria e di luce.

Anche gli arredi erano stati progettati da Terragni proprio per i bambini, ed è stato il ritrovamento di alcuni mobili originali, accatastati in depositi comunali, a suggerire alla storica dell’arte Roberta Lietti prima la mostra «Giuseppe Terragni per i bambini: l’Asilo Sant’Elia» (2018) e oggi l’ordinamento delle due sale, il cui allestimento è stato realizzato dall’architetto Paolo Brambilla, che ha «ambientato» i mobili fra gigantografie d’immagini d’epoca.

Dopo la pulitura, sono esposte (con documenti storici, materiale fotografico, testi d’epoca) le seggioline «Lariana», nella versione ridotta per i piccoli, gli attualissimi banchi, gli armadietti-spogliatoi, un mobile contenitore, gli arredi dell’infermeria, tutti su disegno di Terragni, oltre a un originale della poltrona «Benita» (poi ribattezzata «Sant’Elia»), che si trovava nell’asilo e nella «Casa del Fascio» di Como, progettata anch’essa da Terragni.

«Le sale, spiega Roberta Lietti, vogliono essere anche una sorta di summa di ciò che non è più visibile. L’Asilo Sant’Elia è chiuso da un anno per lavori di “riqualificazione”, che hanno suscitato forti polemiche, perché ne snaturano il progetto originale. Nelle vicinanze c’è già un altro asilo, in attività, che ben lo sostituisce. Il meraviglioso edificio di Terragni, non a norma secondo i parametri scolastici attuali, potrebbe invece essere trasformato in un Centro studi sull’architettura scolastica moderna, come suggerito da Paolo Brambilla, da Attilio Terragni e da me, con il supporto di tante personalità della cultura italiana e straniera».

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 41, gennaio 2021

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