I miei otto anni alle Gallerie Estensi: più visitatori, riallestimenti e ampliamenti

Martina Bagnoli traccia un bilancio della sua attività nei musei emiliani, alla vigilia del suo passaggio alla direzione dell’Accademia Carrara di Bergamo

Una veduta dell’interno della Pinacoteca di Ferrara
Stefano Luppi |

I «numeri» degli otto anni alla guida delle Gallerie Estensi di Modena, Sassuolo e Ferrara nati dalla riforma Franceschini; i cambiamenti negli allestimenti dei tre musei statali autonomi, Galleria Estense, Palazzo Ducale di Sassuolo e Pinacoteca nazionale a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. E ancora: qualche «no», a Modena e Ferrara (trasferimenti della Biblioteca Estense e della Pinacoteca Nazionale) mentre si prepara alla nuova vita professionale, a capo dell’Accademia Carrara di Bergamo (dal primo febbraio ’24) anche se per ora il MiC le ha chiesto una piccola «proroga» di alcune settimane perché il nuovo direttore non è ancora stato nominato. La storica dell’arte medievista Martina Bagnoli (Bolzano, 1964), in passato assistente e curatrice prima alla National Gallery of Art di Washington e dal 2002 al 2015 al Walters Art Museum di Baltimora, nel Maryland, lo scorso 14 dicembre ha tenuto una conferenza stampa sui due mandati da dirigente del MiC in Emilia Romagna, presso la Biblioteca Estense e Universitaria, altra struttura afferente alle Gallerie Estensi. Presentato il bilancio sociale dei due mandati, certificato alla Fondazione Santagata per l’Economia della cultura di Torino.
Uno scorcio della Galleria Estense di Modena con la «Madonna Campori» (1517-18) di Correggio
Partiamo dai numeri delle Gallerie.
Nel corso di otto anni le Gallerie Estensi hanno saputo attrarre un numero crescente di visitatori: +80,62% di biglietti venduti tra il 2016 e il 2023 e +21,64% solo nell’ultimo anno. In totale vuol dire circa 115mila visitatori: l’Estense negli anni è passata da 16mila ai circa 45mila di oggi, la Pinacoteca oggi è a quota 47mila e Sassuolo naviga sui 20-25mila. Ovviamente, come tutti, abbiamo avuto il saliscendi del periodo Covid con le chiusure. Negli anni realizzato 25 mostre temporanee e 111 eventi culturali mentre la Biblioteca Estense di Modena propone oggi per via digitale, attraverso l’Estense Digital Library, 145mila opere digitalizzate che si aggiungono ai 900mila volumi fisicamente conservati nelle sale. È molto in crescita anche la presenza online delle Gallerie (dal +39% al +133% sulle varie piattaforme) nonché nelle classi presenti per la didattica, quasi 500 nell’ultimo anno scolastico. Come spesa corrente le Gallerie costano circa 2,5 milioni di euro mentre gli investimenti sono ingenti per quel che riguarda riallestimento delle sale, tutela delle opere, messa in sicurezza degli spazi, abbattimento delle barriere architettoniche ed efficientamento energetico del museo (questo lo certifica il «bilancio di emissioni» che ci dice che stiamo migliorando e che per sopperire alla produzione di emissioni nell’aria dovremmo piantare ogni anni 2.900 alberi): 18,8 milioni di euro tra 2015 e 2023. Soltanto quest’anno, infine, la vendita dei biglietti segnala un +21,64% rispetto al ’22, mentre le concessioni hanno visto un incremento del 43,43% e quelle relative ai contributi da privati si attestano a quota 177mila euro. In totale la Fondazione Santagata valuta in 30,9 milioni di euro l’impatto totale generato sul territorio nazionale dalle Gallerie Estensi negli ultimi otto anni. Ma i dipendenti sono 79 e dovrebbero essere 127.

Otto anni di lavoro, tante iniziative tra mostre, eventi, riallestimenti: quali quelle più divertenti da organizzare e quali quelle scientificamente più rilevanti?
Mi ha dato molta soddisfazione (ed è stato anche un divertimento lavorarci con lo staff delle Gallerie che ringrazio tantissimo, in primis perché tanti membri sono cresciuti dal punto di vista professionale) curare il riallestimento parziale al Palazzo Ducale di Sassuolo. Lì, infatti, viene evidenziato in modo plastico come il museo possa rendere visibile trame a volte invisibili ma molto reali mostrando la connessione inscindibile tra la delizia estense e la realtà industriale della città odierna. I duchi estensi sono stati innovatori nella gestione delle acque, nella cura del paesaggio, nello sviluppo imprenditoriale di tessile e ceramica, caratteristiche ancora diffuse nel comparto ceramico. Io penso, in generale, che il museo debba essere un mediatore tra le sue collezioni artistiche e la realtà. Poi, certo, mi sono anche appassionata ai riallestimenti della Galleria Estense e della Pinacoteca Ferrarese, ma in quei musei il rapporto è ovviamente più estetico che industriale. Per la Biblioteca Estense c’è però da dire di più.
Uno scorcio dell’interno del Palazzo Ducale di Sassuolo
Dica.
Quando nel 2015 sono arrivata, il progetto era di trasferire questa storica e ampia struttura di poche decine di metri, nel palazzo di fronte, l’ex ospedale Sant’Agostino oggi in restauro: molte migliaia di libri dovevano andare in due alte torri meccanizzate e refrigerate, strutture dal costo di gestione elevatissimo. Fisicamente la frequentazione di una biblioteca storica come l’Estense non può essere altissima e dicendo no a quel trasferimento abbiamo impiegato le risorse per digitalizzare milioni di pagine per una utenza «da remoto» composta oggi da migliaia di persone. Non è stato un diniego facile, e devo ringraziare l’ex presidente di Fondazione di Modena Paolo Cavicchioli che sostenne le mie idee. E non è stato nemmeno facile non trasferire la Pinacoteca di Ferrara al Castello Estense dove pareva destinata.

Che musei lascia e che cosa augura al suo successore?

Lascio strutture museali funzionanti, prima enti autonomi e oggi fortemente in dialogo tra loro. Mi auguro si prosegua nello sviluppo ora che il MiC ha deciso, con un decreto del ministro Sangiuliano del 7 dicembre, la nascita del museo autonomo di Ferrara con Pinacoteca, Museo archeologico nazionale, casa Romei e Abbazia di Pomposa e di conseguenza le Gallerie Estensi sono formate oggi da Modena e Sassuolo. Se prima il collante tra Modena, Sassuolo e Ferrara era naturalmente la dinastia estense ora Ferrara dovrà individuare un altro collante: è possibile, la Pinacoteca ha acquistato oggi molta dignità ed è pronta per un suo cammino. Modena-Sassuolo invece potrà proseguire sul proprio percorso identitario storico tenuto conto che quel che resta della raccolta Estense è pressoché per intero sotto la Ghirlandina.
Una veduta dell’interno della Galleria Estense di Modena. Foto: Silvia Gelli
Restiamo a Modena: con il restauro dell’ex ospedale Estense, la Galleria si amplierà di ben 2mila metri quadrati. C’è già un progetto?
Lascio molte idee. Anzitutto va detto che il cantiere è già stato «consegnato» alla impresa esecutrice, scelta attraverso procedure dello Stato, e il luogo sarà pronto e riallestito a fine ’25. Visto che la sede museale, Palazzo dei Musei, è comunale, abbiamo esteso la convenzione storica degli anni ’80 del XIX secolo per i nuovi spazi. Qui andranno laboratori didattici, nell’area delle altane sui tetti di Modena, e spazi molto flessibili per ospitare a rotazione i celebri disegni del Gabinetto disegni e stampe, le storiche matrici lignee, il Medagliere Estense nonché la raccolta ottocentesca importante perché momento di passato tra Ducato e Regno d’Italia. Sempre qui riallestiremo la sala decorativa, oggi nella parte storica del museo, dove si allargherà invece lo spazio per la celebre «Arpa Estense» (uno strumento musicale realizzato nel 1581, su richiesta del duca Alfonso II d’Este, ora conservato nel museo, Ndr). Inoltre da Palazzo Coccapani occorrerà trasferire la biblioteca di storia dell’arte aprendola all’esterno: ha un patrimonio importantissimo, costituti dai tempi di Adolfo Venturi.

Come valuta, dal punto di vista turistico Ferrara e Modena?
Modena è una città con un’eredità culturale molto ampia; ma questa non sempre è percepita come offerta. A Modena i turisti vengono più attratti dall’aceto balsamico e dai motori, per molti più famosi di Bernini, mentre a Ferrara il turismo mi pare numericamente maggiore e più attratto dai monumenti. In entrambe le città invece si fa tantissimo per le arti performative, teatro e musica in primis.
Martina Bagnoli
Si faceva cenno alla riforma Franceschini, lei tutto sommato ne è «figlia»: come la giudica e come giudica invece quella introdotta dall’attuale ministro?
La riforma Franceschini ha avuto il grande merito di portare uno sguardo diverso sui musei statali che prima erano uffici delle locali Soprintendenze. In precedenza erano «case» per gli studiosi e se non capivi era un po’ colpa tua; oggi mi pare si possa dire che questo «mondo» è cambiato e migliorato. Dunque ha funzionato, anche se andrebbe completata visto che i musei «autonomi» non lo sono per il personale: con l’ex ministro Bonisoli si cercò di andare un po' indietro e il nuovo riassetto di Sangiuliano, che non ho studiato a fondo, ancora non è completato. Il numero dei musei autonomi cresce, ma c’è qualche «centralizzazione» come per esempio la gestione delle concessioni di riproduzione delle opere pubbliche. Sono scelte, ma «autonomia» vorrebbe dire che anche questi aspetti li decide il direttore del singolo museo.

Questi direttori, però, sono sempre più protagonisti, qualcuno forse andrà anche in politica: è un bene o un male?
La figura apicale, come avviene nei grandi musei internazionali, sempre più è «l’immagine» del «suo» museo. Questa personalizzazione fa guadagnare sicuramente in ottica «racconto» culturale, marketing, rapporto con gli altri enti del territorio. Diciamo «celebrity» culturale per «vendere» meglio il museo?
Particolare dell’allestimento della mostra «Invito a corte» a Palazzo Ducale di Sassuolo
Lei passa da un museo statale policentrico alla privata Accademia Carrara, ha già iniziato a operare?
Ho fatto molti incontri con lo staff, professionale e preparatissimo: a gennaio a Bergamo annunceremo le iniziative del 2024-25 con mostre ed eventi. La Carrara è un museo di donazioni private, riallestito magnificamente, con una ottima organizzazione. Sono molto felice di andare a Bergamo, si può fare tanto e bene.

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