I «capricci» di Vaccari

Nuovi dipinti, realizzati nel 2023 dall’artista modenese ed esposti da Carlocinque Gallery, compongono una mostra dai toni visionari e misteriosi

«Capriccio 33» (2023) di Wainer Vaccari (particolare)
Ada Masoero |  | Milano

Sono 35 nuovi dipinti a olio su tela, tutti dello stesso formato (40 per 30 centimetri), tutti realizzati nel corso del 2023 da Wainer Vaccari (nato nel 1949 a Modena, dove vive e lavora) espressamente per questa mostra e per questi spazi. Insieme, compongono la mostra «Wainer Vaccari. 35 “Capricci”» presentata da Carlocinque Gallery, dal 7 febbraio al 5 aprile.

Pittore, scultore, illustratore insofferente a qualunque vincolo e deliberatamente estraneo a qualunque corrente artistica, Vaccari esibisce in questi «Capricci» (genere che pratica da lungo tempo) una sorta di racconto per immagini del suo 2023, immerso nell’atmosfera un po’ sinistra e visionaria che nutre il suo immaginario: ci sono piccoli agguati domestici e personaggi misteriosi che si acquattano in una strada urbana, c’è l’attentato di una minuscola figura nuda a un uomo (lui stesso? Quasi certamente sì) seduto su una poltrona-trono e c’è un personaggio, che s’immagina vivere nell’800, tanto concentrato nella lettura di una carta da mandare il cranio in combustione.
«Capriccio 27» (2023) di Wainer Vaccari
E poi un dipinto in cui un uomo dalle orecchie da elfo (ancora lui? Quasi certamente sì) mostra un identico e più piccolo dipinto in cui lo stesso soggetto si ripete, en abyme, all’infinito. Fino all’uomo in trench, ma con il naso da clown, che saluta ed esce (dal dipinto).

Un universo onirico e sghembo il suo, «felliniano» è stato detto, in cui il reale viene sempre forzato dall’artista ma non tanto da perdere di riconoscibilità. Il tutto, in questi nuovi dipinti, costruito con pennellate franche e frante, con accensioni di luce e ombre sfrangiate, frutto di un lungo percorso attraverso la storia dell’arte che lo ha visto confrontarsi dapprima con il gelo formale della Nuova Oggettività tedesca, poi con il Cinquecento manierista e in seguito con l’Ottocento nordico e con il surrealismo.
«Capriccio 9» (2023) di Wainer Vaccari
È stato il famoso gallerista modenese Emilio Mazzoli a coglierne per primo il valore, presentandolo nel 1983 in una personale nella sua galleria che lo avrebbe fatto scoprire da Achille Bonito Oliva e imprimendo così una svolta radicale alla sua carriera d’artista, presto sbarcata, con successo, in importanti gallerie e musei stranieri, specie nei Paesi di lingua tedesca e del Nord Europa. Senza che per questo si spezzasse il filo che lo lega all’Italia, dove di recente ha esposto (nel 2021) al Mart di Rovereto, con la cura di Vittorio Sgarbi, e nel 2022 nella personale alla Galleria Civica di Trento.

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