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Musei

I Broman aprono due sedi di Fotografiska a Londra e New York

Il museo è punto di riferimento per la fotografia in Europa e modello di management culturale

La sede di Fotografiska a Stoccolma

Stoccolma. «Fin da quando abbiamo fondato Fotografiska nel 2010, pensavamo che ci fossero buone possibilità di portarla anche in altre parti del mondo». Dal maggio di quell’anno, quando i fratelli Per e Jan Broman inaugurano Fotografiska in un’ex dogana liberty sul lungomare di Södermalm (quartiere bohémien di Stoccolma), il museo diventò presto punto di riferimento per la fotografia in Europa e un modello virtuoso di management culturale.

Questo «luogo di incontro internazionale dove tutto ruota intorno alla fotografia» ha esposto lavori di quasi 170 autori (tra i quali Annie Leibovitz, Anders Petersen, Sarah Moon, David LaChapelle, Sally Mann, Christer Strömholm, Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin, Nick Brandt), ponendosi come obiettivo la diffusione di una cultura visiva capace di parlare a un pubblico sempre più vasto, di specialisti e non. Coerente con questa linea arriva, previsto in primavera, lo sbarco a New York e a Londra in due nuove sedi. «Fotografiska, afferma Per Broman, cerca costantemente di contribuire a un mondo più consapevole e di incoraggiare la gente ad allargare i propri orizzonti. Siamo quello che siamo perché ci sforziamo di avere un impatto duraturo sulla società e su ogni individuo che attraversa le nostre porte».

Con i suoi oltre 4mila metri quadrati, lo spazio newyorkese si trova al 281 di Park Avenue South, nel Flatiron District di Manhattan, in un edificio storico del 1894, affidato per la ristrutturazione a tre studi d’architettura: CetraRuddy, Roman and Williams, Higgins Quasebarth & Partners. Dei sei piani a disposizione, tre saranno dedicati alle mostre dove si attendono sia grandi nomi della fotografia sia talenti emergenti e lavori commissionati. Dall’annuncio dell’opening lo scorso agosto, sui finestroni affacciati sulla Avenue si sono viste a rotazione immagini dalla «Strip Search» di Albert Watson, dai «Gender Studies» di Bettina Rheims, da «Homage to Humanity» di Jimmy Nelson, fino ai ritratti di Martin Schoeller per il suo «Close».

Una prova generale che è anche una dichiarazione di intenti, perché, è questione di empatia, sostengono i Broman, e solo se la fotografia arriva a toccare la gente si possono moltiplicare le prospettive. Per il nuovo indirizzo di Londra hanno individuato nell’area di Whitechapel l’approdo ideale, al numero 10 dell’omonima High Street, nella costruzione per uffici che lo studio Fletcher Priest nel 2015 ha convertito nel White Chapel Building. Qui, ai piani inferiori, sarà ospitato il Fotografiska London Museum of Photography, il più esteso al mondo, su 8mila metri quadrati con sette gallerie destinate ad accogliere, anche qui, sia artisti affermati sia sperimentali; un ulteriore faro nel già brillante melting pot dell’East End.

Ancora una volta sostenuti da una politica dinamica capace di richiamare il grande pubblico e convinti che la fotografia renda l’umanità migliore, i Broman assicurano: «Non saremo mai, non vogliamo essere e non siamo capaci di essere un luogo per l’élite».

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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