I 50 anni di attività di Enzo Cannaviello

Come non fare le fiere e vivere felici «Sono tra le cause dei mali del sistema dell'arte»

Ada Masoero |

Era il 1968 quando il giovane Enzo Cannaviello, «folgorato», ad Amalfi, dalla mostra di Marcello e Lia Rumma «Arte Povera+Azioni Povere», apriva a Caserta la sua prima galleria d’arte. Si chiamava «Oggetto» e nasceva dall’incontro di Cannaviello con il grande gallerista napoletano Lucio Amelio, conosciuto attraverso la moglie pittrice, Maria Teresa Corvino, che esponeva da lui: «Un uomo geniale ma di carattere difficile. Tanto che di lì a poco le nostre strade si divisero. Ma posso dire di essere stato un suo discepolo», ricorda ora il gallerista, mentre ripercorre i suoi 50 anni ininterrotti di passione per l’arte contemporanea e per la scoperta di giovani talenti.

Aprire una galleria così radicale a Caserta era un gesto audace, eppure già nel 1970 Cannaviello esponeva il lavoro di un giovanissimo e sconosciuto Mimmo Paladino, presentato da Achille Bonito Oliva: «Una mostra innovativa, con
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