Horst e Lisette compagni di Camera

Doppia personale di due maestri della fotografia del Novecento

Chiara Coronelli |  | Torino

Camera rilancia il format CAMERA DOPPIA, ciclo di personali dedicate in contemporanea a due maestri del Novecento. Il 18 marzo si inaugurano «Horst P. Horst» (in collaborazione con l’Horst P. Horst Estate e Paci Contemporary Gallery di Brescia) e «Lisette Model», sua prima antologica in Italia (con mc2gallery di Milano e Galerie Baudoin Lebon di Parigi), allestite fino al 4 luglio.

Lui gigante della fotografia di moda, lei interprete divertita e dissacrante della street photography, cominciano entrambi a Parigi dalla fine degli anni ’20 per poi stabilirsi a New York, la Model dal 1937 e Horst dal 1939, e diventare punti di riferimento nella storia della fotografia. Horst P. Horst, nato Horst Paul Albert Bohrmann (Weißenfels, 1906-Palm Beach, 1999), è presentato in 120 opere che vanno dagli esordi, improntati al classicismo di George Hoyningen-Huene (che lo inizia alla fotografia e gli apre le porte di «Vogue», dove lavorerà per decenni), alle ultime realizzazioni.

Nella sezione introduttiva sfilano le nature morte, gli autoritratti, i ritratti degli intellettuali della Parigi anni ’30, a evidenziare la padronanza compositiva e della messa in scena, e il maniacale studio delle luci. Si passa ai capolavori per la moda, tra fase parigina e newyorkese, come l’iconico «Mainbocher Corset» e «Hand, Hands», dove l’eleganza sa calibrare rigore formale e romanticismo, radici avanguardistiche e sensualità.

Per arrivare poi al colore con le copertine per «Vogue» e i servizi sulle case delle celebrità per «House & Garden», come l’appartamento romano di Cy Twombly. Si chiude con le gambe di «Round The Clock», campagna del 1987 per l’omonimo marchio di calze, «ultima sintesi di radicalità, talento e visione».

Da qui, per spiegare la sirena curvy sorpresa dall’obiettivo di Lisette Model (Vienna, 1901-New York, 1983) sulla spiaggia di Long Island nel 1939, bisogna considerare la strada che la fotografia si sarebbe presto aperta anche grazie alla libertà del suo sguardo. Le oltre 100 immagini esposte raccontano una Model che anticipa lo scardinamento della tradizione documentaria, dato per compiuto nel 1967 dalla collettiva «New Documents», voluta al MoMA da John Szarkowski.

La sua grammatica istintiva, fatta di riprese ravvicinate e flash, cerca un’umanità grottesca e caricaturale, ma anche fragile nella sua ordinarietà. Si comincia dalla borghesia in vacanza a Nizza, ripresa con occhio feroce (quello che sarà di Diane Arbus, la più illustre dei suoi allievi) nella serie «Promenade des Anglais», per proseguire con gli abitanti di New York, che continuerà a guardare restituendoci le storture della società americana.

In mostra anche il reportage sull’associazione Lighthouse, le corse dei cavalli a Belmont Park, i concerti jazz, e «Reflections and Running Legs», dove la città si stratifica nei riflessi delle vetrine. Ancora un anticipo, qui sul gioco di specchi che sarà caro a Lee Friedlander (cataloghi Silvana Editoriale).

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