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Hai fatto click? Puoi pentirtene!

Per chi compra online il diritto di recesso è uno dei vantaggi

«Eule auf schmucklosem Baum» («Gufo su un ramo spoglio») di Caspar David Friedrich

Boom di nuovi iscritti su Tinder (l’app per gli incontri online, Ndr) e di bidder alle aste online. Se sarà un cambiamento epocale o un grande amore solo il tempo ce lo dirà. Come il dating con uno sconosciuto anche l’acquisto online di un’opera d’arte ha i suoi rischi e soprattutto le sue regole. Anche in questo caso la casa d’aste «effettua una “vendita per conto terzi” [omissis] agisce cioè come mandataria senza rappresentanza assumendo gli obblighi relativi al negozio posto in essere (Corte d’Appello di Roma, 17 luglio 1979) e soggiace alle norme di cui agli artt. 1705 C.C. e ss.».

Ma se una vendita conclusa in una sale room non ammette pentimenti e soggiace al regolamento d’asta predisposto per prassi unilateralmente dalla casa d’aste, che i partecipanti devono accettare per poter prender parte alla gara, l’acquisto online, patendo della mancata visione diretta dell’opera da parte del pubblico, offre a taluni maggiori tutele, come il diritto di pentirsi.

Si pensi per esempio a una scultura mobile come quelle di Alexander Calder, che pur essendo autentica potrebbe presentare problemi di equilibrio non riscontrabili da una fotografia, come il «Rio Nero» (1959), protagonista della celebre causa Greenberg Gallery, Inc. v. Bauman nel 1993. Mentre gli operatori professionali (mercanti, galleristi e persone giuridiche in genere) sono tenuti a rispettare integralmente i regolamenti d’asta, i collezionisti («consumatori») non possono essere privati delle maggiori tutele offerte dalla normativa del Paese di residenza.

Trova, inoltre, applicazione il Regolamento UE 1215/2012, che detta le norme sulla competenza delle autorità giurisdizionali e si applica alle controversie in materia civile e commerciale che presentino una dimensione internazionale. Se il consumatore agisce in giudizio contro il venditore, l’art. 18 prevede che egli possa scegliere tra il giudice del proprio domicilio e quello del domicilio della controparte, viceversa nel caso in cui sia il collezionista a essere convenuto, ad esempio per il mancato o tardivo pagamento del prezzo dell’opera o delle commissioni, egli potrà essere citato solo ed esclusivamente davanti ai giudici dello Stato membro in cui è domiciliato.

Per contro nei rapporti tra professionisti vige ampia libertà per le parti ed è valida la scelta del foro convenzionale, e più precisamente quella indicata nel regolamento d’asta e accettata con adesione scritta dal partecipante. Per quanto concerne la legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, secondo il Regolamento UE n. 593/2008 del 17 giugno 2008, i contratti conclusi dal consumatore sono sottoposti alla legge del luogo di residenza abituale.

La tutela riservata all’acquirente di opere d’arte è la stessa disciplinata dal Codice del Consumo, D.lgs. 206/2005 mentre taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno, sono rimessi al D.Lgs. 2003, n. 70/2003. L’art. 49 del Codice del Consumo impone obblighi di informazione precontrattuali che fanno parte integrante del contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali, intendendosi anche quelli telefonici.

L’art. 33 del Codice del Consumo prevede delle nullità di clausole vessatorie tra le quali quelle limitative della responsabilità del venditore, parte contrattualmente forte, che altrimenti, in assenza di opportune limitazioni e adeguati controlli potrebbe abusare di quella libertà. Le clausole vessatorie, ossia quelle che determinano un significativo squilibrio nel sinallagma a discapito del consumatore, sono sempre nulle.

Altro presidio alla tutela del consumatore è il diritto di recesso, cioè la possibilità di sciogliersi dal vincolo senza alcuna giustificazione o penalità (c.d. diritto di ripensamento). Il privato collezionista potrà, quindi, recedere dal vincolo entro 14 giorni dalla consegna dell’opera d’arte, per capriccio o nel caso in cui l’acquisto non sia all’altezza delle sue aspettative.

Consumatore, però, non è solo chi acquista, ma anche chi vende se privato cittadino nel suo rapporto con la casa d’aste. Il piccolo olio su tela (25,5x31,5 cm) del pittore romantico Caspar David Friedrich, «Eule auf schmucklosem Baum» («Gufo su un ramo spoglio»), stimato appena 80-100 euro dalla casa d’aste Azur Enchères Cannes che lo aveva battuto per conto di una signora a cui era pervenuto in eredità, come opera di un anonimo del XIX secolo, il 10 febbraio 2010 venne aggiudicato telefonicamente a 350mila euro ai due mercanti parigini Talabardon & Gautier che, riconosciutone il pregio sulla base della sola immagine nel catalogo web, lo rivendettero a breve a 6,5 milioni di euro.

La vertenza si chiuse con un accordo bonario prima di arrivare nelle aule di giustizia che sarebbero state certamente poco indulgenti verso la casa d’aste. E mentre speriamo di poter presto tornare ad affollare la preview di una evening sale sorseggiando un calice di champagne e circondati da capolavori, non possiamo che augurarci che tra i tanti lotti oggi in vendita online si possa nascondere qualche piccolo tesoro come il gufo di Friedrich.

Gloria Gatti, da Il Giornale dell'Arte numero 408, maggio 2020



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