Gundula Schulze Eldowy e Robert Frank, la storia di un’amicizia

Nell’Akademie der Künste il racconta del rapporto tra la fotografa tedesca e il collega, regista e cineasta svizzero ebreo naturalizzato americano. È parte di un più ampio progetto espositivo che coinvolge anche il Bröhan Museum

«Gli occhi di Robert Frank catturati sullo specchietto retrovisore dell’auto» (New York, 1990), di Gundula Schulze Eldowy, dalla serie «Halt die Ohren steif!» («Rizzate le orecchie!»). © Gundula Schulze Eldowy
Francesca Petretto |  | Berlino

La Akademie der Künste (AdK) di Berlino inaugura il ricco cartellone di eventi previsti per il 2024 con la mostra «Gundula Schulze Eldowy e Robert Frank: rizzate bene le orecchie!» visitabile dal 25 gennaio al 1 aprile e dedicata all’incontro artistico tra la fotografa tedesca di Erfurt, classe 1954, che a febbraio compirà 70 anni, e il collega, regista e cineasta svizzero ebreo, naturalizzato americano, Robert Louis Frank (1924-2019).

L’esposizione è parte di un progetto più ampio che prevede al Bröhan Museum, dal 20 gennaio al 14 aprile 2024, l’allestimento di un’antologica con opere di Schulze Eldowy dedicate alla Berlino capitale divisa negli anni della Ddr («Gundula Schulze Eldowy: Berlino in una notte da cani») e che simboleggiano l’inizio della sua amicizia con Frank, e di una piccola retrospettiva cinematografica, nuovamente alla AdK, di film di quest’ultimo, curata da Alexander Horwarth e Regina Schlagnitweit.
Robert Frank e Gundula Schulze Eldowy, Lipsia, 1993 © Helfried Strauß
Mentre dell’artista statunitense, soprattutto grazie alla sua leggendaria pubblicazione The Americans (1958), almeno in ambito fotografico si sa moltissimo, di Gundula Schulze Eldowy, fuori dai confini della Germania, in pochi sono in grado di ripercorrere le tappe di una carriera punteggiata da successi e molti stimolanti incontri con intellettuali della coeva scena culturale americana, soprattutto figli e profeti della Beat Generation.

Il suo primo approccio ufficiale con la fotografia avviene nel 1977 quando, a poco più di 20 anni, si trasferisce prima a Berlino poi a Lipsia per studiare all’Accademia di Arti Visive sotto la guida di Horst Thorau. Il biennio 1984-85 le cambia letteralmente la vita: viene ammessa alla Vbk (Associazione degli artisti della Repubblica Democratica) come libera professionista e incontra di lì a poco, proprio a Berlino Est, un già affermato Robert Frank con cui stringerà un’amicizia durata tutta la vita, capace di superare muri, divisioni, ideologie e continenti.

Lui ne ammira la tecnica e il coraggio e la sostiene, invitandola nel 1990 a New York. La mostra ripercorre il viaggio artistico di Schulze Eldowy da Berlino Est alla Grande Mela dove trascorre tre anni, incontrando numerosi artisti della cerchia dell’amico. I riferimenti agli scatti iconici di quello e al mito di New York sono ben visibili nelle oltre 200 fotografie in mostra, affiancate da estratti della corrispondenza tra i due: questa è presentata come un dittico in un’installazione di Video art su due schermi della regista Helke Misselwitz.

© Riproduzione riservata «Senza titolo» (New York, 1990), di Gundula Schulze Eldowy, dalla serie: «In einem Wind aus Sternenstaub» («In un vento di polvere di stelle»). © Gundula Schulze Eldowy
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