Guardate: c’è un solo genere umano

Sebastião Salgado al Mar di Ravenna racconta la condizione dei profughi e delle vittime di guerre, fame e povertà

«At the Natinga School camp for displaced Sudanese. Southern Sudan» (1995), di Sebastião Salgado (particolare). © Sebastião Salgado
Stefano Luppi |  | Ravenna

Il brasiliano Sebastião Ribeiro Salgado Júnior (1944), tra i più noti fotografo viventi e uno dei più grandi del ’900, è il protagonista al Mar - Museo d’Arte della città di Ravenna della grande mostra «Sebastião Salgado. Exodus-Umanità in cammino», a cura di Lélia Wanick Salgado (produttrice cinematografica, ambientalista e moglie dell’autore), in collaborazione con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, visitabile dal 22 marzo al 2 giugno. Attraverso varie immagini dedicate a momenti «eroici» di vita di singoli individui il fotoreporter rivolge a tutti la medesima domanda: «Nel nostro cammino verso il futuro non stiamo forse lasciando indietro gran parte del genere umano?».

Il progetto «Exodus-In cammino sulle strade delle migrazioni» illustra al mondo la condizione del profugo, il suo istinto di sopravvivenza dettato dall’azione dello spostarsi, i vari momenti dell’esodo, i disordini urbani e le tragedie, tanti luoghi pieni di paura, di povertà dalle quali fuggire con dignità e coraggio. «Oggi più che mai, ha spiegato il fotografo a proposito di questo suo lavoro che ha richiesto anni e la visita di moltissimi Stati, sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano. Noi abbiamo in mano la chiave del futuro dell’umanità, ma dobbiamo capire il presente. Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte».

A Ravenna, attraverso l’esposizione di 180 fotografie, l’autore punta l’obiettivo sulle migrazioni causate dai cambiamenti climatici, dalle guerre o da problemi economici. Gli spostamenti di migliaia, milioni di esseri umani stanno trasformando la fisionomia delle nostre nazioni, cambiando di fatto la struttura sociale delle grandi città, svuotando spesso le campagne e chiedendo a gran voce di affrontare in modo serio e consapevole questo fenomeno molto complesso. La mostra è suddivisa in varie sezioni, a partire da quella sull’America Latina dove si analizza la migrazione storica di decine di milioni di contadini verso le aree urbane di Città del Messico e San Paolo del Brasile, megalopoli circondate da baraccopoli, dove gravi episodi di violenza sono all’ordine del giorno.

La seconda parte è dedicata all’Africa con molti dei suoi popoli profondamente segnati dalla povertà e dalla fame, vittime di corruzione, dispotismo e guerre, nonostante il continente sia anche in pieno fermento, ricco di energie e vitalità oltre che di materie prime e ricchezze naturali che scatenano da sempre appetiti di ogni sorta. L’ultima sezione riguarda l’Asia, le immagini raccontano un nuovo profilo urbano con contadini, agricoltori e pescatori che dalle campagne si spostano in città dove trovano spesso baraccopoli ad attenderli. All’appuntamento, legato al Festival delle Culture in programma a Ravenna dal 21 febbraio al 2 giugno, collabora Roberto Koch Editore, detentore del marchio Contrasto.

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