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Mostre

Gualino grandissimo collezionista

L’incredibile vita dell'imprenditore e mecenate tra arte, architettura e industria

«Ritratto di Riccardo Gualino» (1922) di Felice Casorati, collezione privata (particolare)

Torino. È dal 1982, quando Palazzo Madama ospitò «Dagli ori antichi agli anni Venti. Le collezioni di Riccardo Gualino», che Torino attendeva una grande mostra su Gualino (1879-1964), a lungo certamente dimenticato e per alcuni addirittura un figlio «rinnegato». Uno di quei protagonisti (nel mondo dell’impresa e dell’arte, del collezionismo e del mecenatismo, della politica, musica, cinema, teatro e di tantissimo altro) che altrove sarebbero non solo studiati ma al centro del pubblico interesse.

Onore quindi ai Musei Reali che, conservando parte della straordinaria Collezione Gualino negli spazi della Galleria Sabauda, hanno promosso «I mondi di Riccardo Gualino. Collezionista e imprenditore», curata da Annamaria Bava e Giorgina Bertolino e fino al 3 novembre allestita nelle Sale Chiablese. È l’ennesimo appuntamento in cui i Musei Reali, diretti da Enrica Pagella, mettono a frutto la propria «autonomia» per proporre una mostra che è anche l’esito di lunghi studi a partire da un tema centrale per la storia e le collezioni dei musei stessi. È accaduto per le recenti mostre su Van Dyck e su Leonardo («Disegnare il futuro»), due artisti presenti nei Musei Reali con opere fondamentali. E accade nuovamente con Gualino, di cui si raccontano ora le molte sfaccettature e i molti talenti, tra industria e collezionismo, attraverso più di 150 opere tra dipinti e sculture, oltre a reperti, arredi e raccolte suntuarie (corredati da immagini d’epoca e da un ricco apparato biografico e documentario) in prestito da istituzioni nazionali, raccolte private e archivi.

Impossibile anche solo elencare le perle di una mostra che mette in dialogo la «Madonna in trono» di Duccio da Buoninsegna e la «Venere» di Botticelli, «Venere e Marte» di Veronese, la «Négresse» di Manet e il «Paesaggio campestre» di Monet, il Buddha in meditazione del XIV secolo e i ritratti «di famiglia» di Felice Casorati. E molto altro. Sullo sfondo, residenze, progetti, aziende, e tanti sogni ambiziosi: il Castello di Cereseto e il Palazzo per Uffici di Pagano e Levi-Montalcini, le sedi della Snia Viscosa, il Teatro di Torino e la Lux Film. La mostra è anche il frutto della collaborazione con la Banca d’Italia di Roma, che conserva materiali e opere lì giunte dopo il fallimento di Gualino, nel 1931.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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