Grassino tra precarietà e mutazione

Paolo Grassino, Nodi, 2015, fusione di alluminio smaltato, 210x72x83 cm
Francesca Romana Morelli |

Roma. Ambientato in un rarefatto paesaggio americano, «Una storia vera» di David Lynch racconta di uomo anziano in viaggio con un tagliaerba a motore. All’improvviso, gli attraversa la strada un cervo maestoso, che è colpito da un’auto in corsa; la guidatrice è disperata perché sostiene di investire sempre lo stesso cervo, poi riprende rapidamente la strada, scomparendo all’orizzonte. Quella scena, in qualche modo, sembra rammentare l’enigmatica coppia di cervi («Fiati», 2017), che Paolo Grassino nella personale daAnna Marra fino al 30 giugno, ha collocato nel cortile, a conclusione dell’itinerario espositivo.
A ben pensare anche il lavoro dello scultore torinese, come il road movie lynchiano, esorta a riappropriarci dei tempi di osservazione della realtà, a esperire, con gli impliciti risvolti psichici, lo spazio dell’esistenza e della natura, costituito da storie che partono da lontano.
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© Riproduzione riservata Paolo Grassino, C.C.R. Roma, 2017, spugna sintetica su resina
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