Grandi Incisori. Cinque secoli di capolavori

Dopo sei anni dall’ultima esposizione di incisioni, Lorenza Salamon ha inaugurato una mostra che riunisce una selezione di rarità

Particolare di «Gli uomini al bagno» di Albrecht Dürer, silografia originale con monogramma in lastra
Ada Masoero |  | Milano

Per la sua galleria Salamon Fine Art (a Milano in Palazzo Cicogna, via San Damiano 2) specializzata in incisioni antiche, seppure con più d’una felice incursione nel moderno e nel contemporaneo, Lorenza Salamon ha composto una mostra ricca di vere prelibatezze. Non a caso sono trascorsi sei anni dall’ultima esposizione del ciclo «Grandi Incisori»: tanto, infatti, è stato il tempo necessario per riunire le rarità (tutte selezionatissime per qualità e conservazione) di questa nuova rassegna, intitolata «Grandi Incisori. Cinque secoli di capolavori», visibile in galleria fino alla fine di febbraio.
«Autoritratto alla finestra» (1648), di Rembrandt Harmenszoon van Rijn
Si inizia con la grande e rara silografia in due blocchi di Jacopo de’ Barbari raffigurante il «Diluvio universale», con le persone che cercano di mettersi in salvo dalle acque crescenti, si passa attraverso la celeberrima «Melancholia I» di Albrecht Dürer, maestro presente anche con altre celebri opere, ci si fa avvincere dallo sguardo fermo e bonario, ma ineludibile, di un Rembrandt quarantaduenne, nel raro «Autoritratto alla finestra», 1648, e si arriva alla rarissima scena del balletto «Le Turc généreux», 1758, incisa da Bernardo Bellotto per Maria Teresa d’Austria, cui si aggiungono le sue ben note vedute e quelle di altri maestri veneziani e veneti del Settecento.
«Corteo dei Marini» del Monogrammista H.E.F, attivo a Siena nella prima metà del XVI secolo
Ma, sfogliando il catalogo, ecco il magnifico bulino con «Venere distesa in un paesaggio», 1517, di Domenico Campagnola, appartenuto alla famosa collezione di Federico Augusto II di Sassonia, e i cinque esemplari di diversi coloridell’«Uomo seduto», frutto della fortunata collaborazione fra il Parmigianino e Antonio Fantuzzi da Trento, tutti realizzati in chiaroscuro, oggetto in catalogo di un approfondimento sul desiderio, così diffuso, di realizzare stampe a colori. Senza dimenticare il luciferino, alchemico «Corteo degli Dèi marini» del Monogrammista H.E.F., attivo a Siena nella prima metà del ‘500, accanto a Domenico Beccafumi: un itinerario attraverso il mondo così vario delle incisioni («la più democratica delle arti», come è stata giustamente definita per l’accessibilità del costo, che metteva l’arte a disposizione anche di strati sociali prima esclusi) ma anche un viaggio attraverso la nostra cultura degli ultimi 500 anni, ricche come sono, queste opere, di suggestioni di ogni natura, dal mito alla storia, dalle vicende bibliche al pensiero filosofico, senza dimenticare il ruolo da esse rivestito nei secoli passati d’impareggiabili veicoli di diffusione dell’arte, del pensiero e della scienza.

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