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Grand Hôtel Versailles

Alberghi di lusso a Chambord e Fontainebleau. Obiettivo: attrarre capitali privati

Uno degli interni del palazzo del Grand Contrôle. © Airelles

Parigi. Aprire alberghi di lusso nei monumenti storici nazionali sembra essere la nuova tendenza in Francia. Dopo il castello di Chambord, anche alla reggia di Versailles apre un hôtel de charme, 14 stanze e suite a prezzi proibitivi con vista sull’Orangerie: si offre, insomma, l’opportunità a una clientela facoltosa di realizzare un sogno, quello di mettersi per almeno una notte nei panni del re Sole o di Maria Antonietta. Nel caso di Chambord, due «gîtes» sono stati aperti nel 2014 in una dimora del parco, la Maison des réfractaires, a circa 200 metri dal castello della Loira che ospitò Francesco I e altri re di Francia.

Nel 2017 anche Emmanuel Macron, fresco di elezione all’Eliseo, aveva ceduto alla tentazione di trascorrervi un paio di giorni da re in famiglia per i suoi 40 anni. A Versailles l’albergo occuperà il palazzo del Grand Contrôle, che Luigi XIV fece costruire nel 1681 dal suo architetto prediletto Jules Hardouin-Mansart per il duca di Beauvilliers, ministro di Stato, nipote di Colbert.

Tra il 1723 e la Rivoluzione il palazzo fu adibito a residenza dei ministri delle Finanze come Turgot e Necker. Madame de Staël, figlia di Necker, vi accolse i più grandi intellettuali del tempo. A metà ’800 fu destinato al ministero della Guerra. Ma nel 2008, quando gli uffici dell’Esercito furono trasferiti, rimase vuoto e inutilizzato. Nel 2010 fu quindi integrato all’ente pubblico che gestisce la reggia.

Si trattava a quel punto di immaginare una nuova destinazione da dare al sito. Dopo un primo progetto abbandonato nel 2011, l’appalto fu affidato nel 2016 a Lov Group in associazione con Ducasse. La concessione, di 40 anni, prevede il pagamento di un canone annuo fisso più un’indennità proporzionale al fatturato (sulle cifre esatte né Versailles né Lov hanno voluto fornire dettagli). L’operatore si è anche impegnato a restaurare a sue spese il complesso.

I lavori per le parti storiche (budget comunicato di 4-5 milioni di euro) sono stati seguiti da Pierre Bortolussi, architetto dei monumenti storici, e supervisionati da un comitato scientifico. È stato restituito l’aspetto del 1788, data dell’ultimo inventario. Per la reggia di Versailles (il cui funzionamento annuo costa circa 100 milioni di euro di cui solo un terzo con fondi statali) l’operazione rappresenta una non indifferente fonte supplementare di introiti.

L’albergo, che prende senza troppa fantasia il nome di Le Grand Contrôle, occupa anche due edifici attigui al palazzo principale, Le Petit Contrôle e il Pavillon des premières cent marches (2.800 metri quadrati in tutto). Chi vuole fingersi re Sole per una notte dovrà prenotare con almeno 3-4 mesi di anticipo.

Notte da re in abbazia
In una nota del 2016, Versailles aveva indicato che l’apertura del Grand Contrôle rientrava «nella politica di valorizzazione degli spazi e di creazione di attività economiche nei monumenti storici, definita dal Governo nel 2009». Quell’anno, il 6 novembre, il ministro della Cultura dell’epoca, Frédéric Mitterrand, e Hervé Novelli, suo segretario di Stato al Turismo, avevano firmato la convenzione «Cultura e Turismo» a favore di una gestione economica «ragionevole e rispettosa» dei siti del patrimonio.

Su richiesta del Centre des Monuments nationaux, Atout France, l’agenzia per lo sviluppo del turismo in Francia, aveva anche realizzato uno studio per individuare quei siti del patrimonio nazionale, come castelli e abbazie, che si sarebbero potuti convertire in alberghi o chambres d’hôtes. All’epoca si era già parlato di un vasto progetto di recupero della Grande scuderia del re del castello di Fontainebleau, il cosiddetto quartier des Héronnières, che si affaccia sul parco del castello a una cinquantina di chilometri da Parigi. La sua costruzione si deve ad Ange-Jacques Gabriel, l’architetto di Luigi XV, che ideò un vasto quadrilatero composto da 11 edifici e un cortile centrale.

Ora anche questo progetto si sta concretizzando. Nel gennaio 2019 è stato lanciato il bando per la riconversione del sito, che comprenderà anche un albergo di lusso. Per Jean-François Hebert, presidente del castello di Fontainebleau, questo progetto rappresenta «una reale opportunità per lo sviluppo del castello e della regione». È proprio da Fontainebleau che, il 21 settembre scorso, il ministro della Cultura, Franck Riester, ha lanciato la missione «Reinventare il patrimonio» che ha concesso un fondo di un milione di euro per identificare nuovi siti a potenziale turistico e sviluppare progetti d’investimento.

Il principio è sempre lo stesso: far entrare capitali privati laddove lo Stato non può più permettersi di assicurare il restauro e la manutenzione dei luoghi del patrimonio. È così che, già da qualche anno, si può soggiornare in grande stile anche nelle antiche abbazie reali di Fontevraud (nei pressi di Angers) e di Royaumont (presso Parigi, poco lontano da Chantilly).

La prima, in stile gotico angioino del XII secolo, accolse Eleonora d’Aquitania, regina di Francia e poi d’Inghilterra. La seconda fu fatta costruire dal 1228 da Luigi IX il Santo che, come la madre Bianca di Castiglia, amava soggiornarvi. A suo modo anche il Louvre, che prima di diventare il museo più frequentato al mondo è stato un palazzo reale, ha ceduto alla tendenza permettendo a una coppia fortunata, nel maggio 2019, in collaborazione con Airbnb e con qualche polemica, di trascorrere una notte da re insieme alla Gioconda.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020



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