Gli stilisti finiscono in mezzo alla strada

Il tombino «Just a dream» di Just Cavalli in via Montenapoleone; foto di Sergio Caminata
Federico Florian |

In una celebre fotografia scattata da Burt Glinn nel 1956, Edie Sedgwick, musa di Andy Warhol, spunta, insieme al pop artista munito di occhiali da sole e macchina fotografica, da un tombino di una strada di New York. Entrambi ammiccano all’obiettivo di Glinn: le gambe di Edie seducentemente tese verso il cielo, il corpo di Andy parzialmente sottoterra, immerso nelle sordide tubature della Grande Mela. A giudicare da questa foto, Burt Glinn è stato il primo a riconoscere quanto potesse risultare glamour uno fra i più ordinari e, da un punto di vista estetico, insignificanti elementi del paesaggio stradale. Un tombino, del resto, non risponde soltanto a una prosaica (e indispensabile) funzione; esso, a ben vedere, può elevarsi al rango di arredo urbano o addirittura a quello di oggetto scultoreo.
È proprio questo l’obiettivo della rassegna «Sopra il sotto: Tombini Art raccontano la città cablata», a cura di
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