Gli dèi cacciati a colpi di scopa

Alessandra Ruffino |

Le edizioni Ibis hanno appena pubblicato una raccolta di scritti dedicati tra 1913 e 1954 a Diego Velázquez (1599-1660) dal grande filosofo spagnolo José Ortega y Gasset (1883-1955). Tradotto, annotato e introdotto da Giuseppe Mazzocchi, il volume è inoltre fornito d’un buon apparato iconografico.
L’interpretazione orteghiana dell’opera e della figura del pittore sivigliano fu a lungo malcompresa, specie in Spagna, dove le ipotesi critiche del filosofo parvero ledere la maestà del genio pittorico nazionale. Ma, come spesso accade quando un pensatore ribelle agli steccati pone occhi e orecchi in campi non suoi, Ortega comprende alcune cose meglio degli specialisti. Che il cursus velazqueño sia tanto precoce quanto glorioso (bambino prodigio con un’adolescenza spesa in un fervore pittorico che poi svanirà), fa sì, nota Ortega, che il pittore non si senta in obbligo di dover chiedere alcunché alla pittura:
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