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Opinioni

Giuseppe Laterza: «Il motore è la cultura, senza crolla tutto»

Al Sud meno Pil, meno servizi, meno strade. Ma quando il segno diventa più, i luoghi virtuosi sono molto simili a quelli del Nord

La facciata della Basilica di Santa Croce a Lecce. © Matthias Kabel / CC BY 2.5

Bari. L’editore Giuseppe Laterza (Bari, 1957), è il presidente dell’omonima casa editrice di famiglia, fondata a Bari nel 1901, che dirige insieme al cugino Alessandro. Nel corso del Novecento la casa editrice Laterza è diventata un punto di riferimento nel panorama culturale italiano e lo è ancora, nonostante i tempi bui che attraversa la carta stampata. Di grande rilevanza le iniziative imprenditoriali intraprese, i libri pubblicati e i vari festival ideati e promossi da una quindicina d’anni a questa parte in diverse città italiane, tra cui il Festival dell’economia, il Festival del diritto, le Lezioni di storia Festival e il Festival della salute globale.

Editore Giuseppe Laterza, com’è nato e in che cosa consiste il progetto dei Presìdi del libro in Puglia?
Il progetto è nato dalla carenza di librerie. In quel momento nel 2000-01, quando ho iniziato a pensare al progetto, ho notato che, soprattutto al Sud, ma più in generale in Italia, molte librerie si limitano a presentare i best seller e qualche titolo di catalogo, ma mancano luoghi che offrano una proposta culturale. Eppure anche nei paesi ci sono lettori: le statistiche dicono che dei 5 milioni di lettori forti italiani, ossia quelli che leggono almeno un libro al mese, molti sono anche nei centri più piccoli, sono sparsi ovunque. Ho quindi pensato di riunire questi lettori, di costruire dei gruppi, di fare una rete. Devo però confessare che all’inizio non avevo un’idea chiara. Lanciai per la prima volta l’idea dei Presìdi durante un’intervista a «Repubblica» e non mi aspettavo di ricevere poi tutti i messaggi che la gente ha iniziato a mandarmi dal giorno dopo da tutta Italia, ma soprattutto dalla Puglia, lettere di lettori che avevano letto l’intervista e m’informavano che avrebbero voluto costituire un gruppo di lettori o che già ne facevano parte. Sono salito in auto e sono andato a incontrare chi mi aveva scritto, scoprendo che in realtà, come disse Umberto Eco al primo Forum del libro, «fungheggiavano» le esperienze di lettura e di promozione della lettura, le più diverse e le più originali. A quel punto venne naturale pensare a una rete. Fummo fortunati perché incontrammo l’interesse della Regione Puglia, all’epoca il governatore era Raffaele Fitto e il progetto ottenne un contributo dalla Regione, confermato negli anni sia da Nichi Vendola che da Michele Emiliano.

Qual è il valore di questo progetto?

La capacità di costruire capitale sociale. L’Italia, ma soprattutto il Sud, è una realtà molto differenziata, ma spesso accomunata da un deficit nel capitale sociale, di fiducia reciproca tra i cittadini e nei confronti delle istituzioni. I Presìdi lavorano su questo piano: costruiscono comunità attraverso la lettura. Così il libro, che è uno strumento di crescita culturale individuale in prima istanza, dimostra di poter mettere in contatto le persone attraverso la qualità di comunicazione. La cultura come grande fattore di capitale sociale.

La necessità di costruire capitale sociale attraverso la cultura è una delle priorità di chi decide le strategie culturali in Puglia e in Italia?

In Puglia, per forza di cose, sì, altrimenti non avrebbero sostenuto i Presìdi; la Regione Puglia è addirittura entrata come socio dell’Associazione Presìdi del libro (è una partecipata) insieme ad altre istituzioni prestigiose (Fondazione Paolo Grassi, Fondazione La Notte della Taranta, Fondazione Carnevale di Putignano, Fondazione Pino Pascali e Fondazione Giuseppe Di Vagno). La Puglia ha fatto molti passi avanti negli ultimi anni, usando la cultura, quindi l’ambito del cinema, della musica e della creatività come leva di sviluppo. Ma non è dappertutto così. Ci sono ancora tante amministrazioni con visioni molto tradizionali, che fanno della cultura la ciliegina su una torta fatta di attività economiche considerate più importanti. Invece i dati dell’Eurobarometro, per citare solo una delle agenzie, dimostrano che c’è una corrispondenza fortissima tra i consumi culturali in generale, comprendenti quindi l’arte, il teatro, la musica, il cinema e gli indici di sviluppo economico e sociale. La cultura è un grandissimo lievito di sviluppo economico, sociale, politico.

Anche Matera è un felice esempio in questo senso. Come tenerne vivo il mondo culturale dopo il 2019?

È fondamentale che continui a essere una città aperta, a invitare le persone capaci in ogni campo. Ho, ad esempio, molta stima di Paolo Verri, responsabile editoriale di gran parte del programma di Matera 2019: lui ha una grande esperienza, messa alla prova ad esempio al Salone del libro di Torino, che potrebbe continuare a dare un contributo molto importante alla città. Matera non deve smettere di interagire con persone, risorse, idee e con altre parti d’Italia e d’Europa.

La Puglia è un’oasi felice nel Sud?

Sono un sostenitore della tesi di Gianfranco Viesti e sono convinto che parlare di Mezzogiorno come un blocco unico sia, in molti casi, fuorviante. Anche parlare della Puglia in maniera generale non è sufficiente, infatti sussistono inevitabili differenze fra i territori: l’attrattiva turistica del Salento non è comparabile con quella del nord della regione, così come le criticità riscontrate nel foggiano non si trovano altrove, mentre l’hinterland di Bari è popolato da industrie di eccellenza, che non hanno paragoni. Ci sono poi variabili negative comuni. Il Sud è quella parte d’Italia purtroppo tenuta insieme dal segno meno: meno Pil, meno servizi, meno strade. Appena si trasforma questo segno in un più, i luoghi virtuosi del Sud diventano molto più simili a quelli del nord.

È riuscito a trasformare qualche meno in un più?

Abbiamo realizzato la nuova edizione di Lezioni di Storia Festival ad aprile a Napoli, per la prima volta in una città del sud, ed è stata un successo clamoroso, con una partecipazione della città straordinaria e il coinvolgimento delle maggiori istituzioni culturali: il Teatro Bellini, il Mann, il Museo Madre, il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, l’Accademia di Belle Arti di Napoli e il Liceo Genovesi. Le istituzioni hanno dimostrato di vivere una fase di grande produzione culturale, molto innovativa, che la città ha recepito e rilanciato. La vivacità culturale è un dato che ho riscontrato a Napoli molto più che in altre città del Nord.

Perché funzionano i suoi festival?

Non tutti hanno avuto lo stesso successo. Capirne le ragioni ci ha aiutati molto, non credo esista una ricetta. In ogni caso è importante il patrimonio di relazioni che la casa editrice possiede attraverso la sua attività editoriale, anche se i nostri festival non sono di soli autori Laterza. Un fattore rilevante è il radicamento che un festival ottiene sul territorio. La città deve farlo suo. La prova del successo della prima edizione del Festival dell’Economia a Trento l’ho avuta quando la Provincia autonoma di Trento fece una pubblicità istituzionale con l’immagine di Alcide de Gasperi sopra e sotto lo scoiattolo su fondo arancione, simbolo del Festival. E poi lo scoiattolino nelle vetrine dei negozi, i camerieri nel bar con il grembiule arancione. Allora capisci che il festival è diventato una risorsa della città e del territorio.

Però non ha mai fatto festival in Puglia.

Visto il mio ruolo attivo all’interno dell’Associazione Presìdi del libro, fino ad ora non ho trovato opportuno proporre un’altra iniziativa sul territorio. Ora che il mio ruolo è cambiato, i tempi sono maturi per fare un grande festival letterario nazionale in Puglia.

Prima di allora quando sarà presente in Puglia?

In questo momento stiamo partecipando all’organizzazione del Forum del libro, come ogni anno, a Lecce l’11 e 12 ottobre: la manifestazione che riunisce le esperienze di lettura nelle scuole, nelle biblioteche e nelle librerie. La Puglia è una regione che ha dato moltissimo alla casa editrice, abbiamo radici profonde qui, abbiamo sempre intrattenuto rapporti stretti che proseguiranno nel futuro, ci identifichiamo con i valori di serietà, rigore e grande laboriosità dei pugliesi.

Qual è il maggior pericolo della cultura?

Come editore parlo attraverso i libri e Tullio de Mauro scriveva che senza cultura non c’è cittadinanza. Chi non ha gli strumenti per capire diventa facilmente manipolabile, lo vediamo ora con il web. Il che vuol dire che se non c’è formazione innanzitutto, a lungo andare tutto crolla, anche l’economia e la politica.

Mariella Rossi , da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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