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Giulia Tosetti: «Come le mostre ci aiutano a gestire patrimoni»

Nel family office di una Sim, le fotografie di Zanele Muholi

Giulia Tosetti

Torino. Fondato a Torino nel 1997 da Dario Tosetti, presidente e ceo, Tosetti Value è un affermato Family office in Europa, referente di grandi famiglie che vogliono valorizzare e proteggere il loro patrimonio umano, culturale e finanziario. Punto di riferimento è un Centro Studi che mette a disposizione consulenti specializzati nell’analisi delle dinamiche internazionali e nella definizione delle migliori scelte strategiche e di tattiche di «asset allocation» in relazione ai portafogli dei clienti. Dal 2014 l’interesse per il settore artistico, già esercitato nell’attività di consulenza per l’archiviazione e conservazione delle collezioni (Family Data), la relazione con attori del mercato dell’arte per offrire servizi per la creazione e la valorizzazione delle collezioni private, si è concretizzato nella promozione stessa di arte, in particolare con mostre di fotografia contemporanea. Giulia Tosetti è la responsabile dei progetti di arte visiva.

Perché avete deciso di estendere i vostri interessi al settore artistico?

La nostra è una realtà composita che, in qualità di Sim (Società di Intermediazione Mobiliare) di consulenza e multi-Family office, offre servizi legati al controllo del rischio finanziario, alla gestione integrata dell’intero patrimonio familiare e al passaggio generazionale. Il Family office vuole essere una rete protettiva rispetto ai rischi provenienti dai mercati, finanziari e non. L’arte sotto questo aspetto è un bene dotato di moltissime componenti, talvolta conflittuali tra loro, quali il valore estetico e storico, il valore economico e di mercato, il valore affettivo ed empatico. Le opere d’arte sono una componente rilevante del patrimonio tangibile e intangibile delle famiglie. Nel concetto di «art for business», gli artisti possono aiutare un’azienda a migliorare e progredire, diventando uno stimolo concreto per le imprese a uscire dalla propria zona di confort.

Come concretizzate il vostro lavoro di consulenza in investimenti artistici? E quello di promozione dell’arte?

Art Advisory, se portato avanti con serietà, assolve all’esigenza di essere affiancati da un professionista all’atto dell’acquisto o della gestione della propria collezione. L’archiviazione e il censimento dei beni hanno l’obiettivo di mappare e mettere ordine alle diverse categorie di beni nella disponibilità di una famiglia, sia omogenei e numericamente rilevanti (una vera e propria collezione), sia che non lo siano (in questo caso parliamo di «Wunderkammer»). Bisogna dotarle di autentica, expertise, storie museografiche e bibliografiche, il tutto alla luce del loro valore economico. La piena consapevolezza di ciò che si ha, facilita le scelte nei passaggi generazionali.

Vi affidate a esperti?

Ci avvaliamo di professionisti indipendenti per coprire le diverse esigenze, dalla ricerca scientifica agli aspetti critici o curatoriali, a quelli valutativi, dalla conservazione e dal restauro a tematiche di natura legale o tributaria. Non abbiamo legami formali con specifiche realtà perché per ogni bene tangibile si deve selezionare il miglior esperto specifico, che ogni volta sottoponiamo al giudizio incrociato della famiglia e del consulente.

Che cos’è «Prospettive»?

È un progetto sulla fotografia contemporanea nato nel 2014 per dilatare il campo prospettico della nostra realtà a riflessioni non esclusivamente numeriche.

Perché la fotografia?

È stata fin dall’inizio la risposta più naturale al desiderio di inserire le opere nella quotidianità lavorativa. Da cinque anni proseguiamo un viaggio visuale attraverso Paesi e tematiche specifiche con la curiosità di esplorare il mondo globalizzato. La scelta degli autori è portata avanti attivando collaborazioni con chi è vicino all’artista e ne promuove il lavoro, senza percepire alcun fee di intermediazione per l’eventuale vendita di opere durante la mostra. La rassegna attuale, «Nobody can love you more than you», realizzata in collaborazione con la Galleria del Cembalo di Roma e in dialogo con la galleria Stevenson di Città del Capo, consente una riflessione sul concetto di minoranza di genere, emarginazione sociale e ruolo dell’individuo nella società attuale, non solo africana. Gli autoritratti di Zanele Muholi, parte del suo progetto «Somnyama Ngonyama», chiamano a una lettura non stereotipata della storia sudafricana e a prendere posizione contro ogni forma di discriminazione. Rimarremo in Africa anche con la prossima mostra «Money must be made» di Lorenzo Vitturi che mette al centro delle sue opere una serie di oggetti «sottratti» al Mercato Balugan di Lagos, un luogo così pieno di colore e vita. La mostra, curata da Walter Guadagnini, sarà in collaborazione con Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Cristina Valota, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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