Giovani fanciulle nello scrigno

Chiara Coronelli |  | Napoli

È il 1754 quando Karl Weber, ingegnere e archeologo alla guida degli scavi di Ercolano ordinati da Carlo III di Borbone, rinviene cinque statue in bronzo all’interno del peristilio della Villa dei Papiri, riproduzioni di età augustea di opere greche. Impiegherà due anni per liberare dalle ceneri del Vesuvio il gruppo delle cosiddette «danzatrici», giovani donne a grandezza quasi naturale poi riconosciute come Danaidi, ma delle quali è ancora incerta l’identificazione, oggi conservate nel Museo Archeologico di Napoli. 

Il volto di una delle giovani danzatrici

Le fanciulle, avvolte in pepli e ornate da acconciature fissate da una fascia, tengono spalancati gli occhi in pasta colorata, mentre corpo, gambe e braccia sono fermati in cinque distinti movimenti. Ora le loro figure riprendono vita nelle immagini scure e quasi tattili di Luigi Spina, il fotografo napoletano che le ha ritratte per il volume «Le Danzatrici della Villa dei Papiri».

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