Giotto com'era

Stefano Miliani |

«Giotto ebbe uno ingegno di tanta eccellenza, che niuna cosa dà la natura, madre di tutte le cose ed operatrice del continuo girar dei cieli, che egli con lo stile e con la penna o col pennello non dipingnesse sì simile a quella». Ancora: «Molte volte le cose da lui fatte si truova che il visivo senso degli uomini vi prese errore, quello credendo esser vero che era dipinto». Lo scriveva Giovanni Boccaccio intorno al 1350, poco più di una decina d’anni dopo la morte del pittore, nella quinta novella della sesta giornata del Decamerone intitolata a «Messer Forese da Rabatta e maestro Giotto dipintore». 

D’accordo, una citazione serve a dare un po’ di lustro, perciò forse vi domanderete, e legittimamente: perché prendere in prestito le parole del novellatore toscano? Non dubitate, colgono nel segno: da un lato ci informano che il pittore fu subito riconosciuto dai contemporanei; in secondo luogo, ci dicono
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