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Giampaolo Paci segna una tripla

La mostra inaugurale della nuova sede della galleria è un’antologica di Horst P. Horst

La nuova sede della galleria Paci Contemporary di Brescia

Sorge su tre piani, per iniziativa del gallerista, ex giocatore di basket, e di sua moglie Monica Banfi, un centro interamente dedicato allafotografia. La mostra inaugurale è un’antologica di Horst P. Horst

Brescia. L’appuntamento è fissato per sabato 15 dicembre, nella nuova, grande sede di Paci Contemporary, che dal cuore antico di Brescia si sposta in viale Bornata 53, nel Borgo Wührer, dove si trovava lo stabilimento della più antica birra italiana. Con i suoi 700 metri quadrati distribuiti su tre piani e racchiusi in una palazzina dalle forme secessioniste, la nuova Paci Contemporary è diventata un polo privato dedicato alla sola fotografia unico in Europa, con un grande spazio per le mostre temporanee, aree dedicate a ognuno degli artisti rappresentati e una sala destinata alla collezione permanente, «di cui mia moglie, Monica Banfi, e io, siamo molto orgogliosi», ammette Giampaolo Paci.

Che da Parigi, dove partecipa a «Paris Photo», racconta a «Il Giornale dell’Arte»: «Da due anni cercavamo una sede, sempre a Brescia, che fosse in grado di sposare la nostra filosofia, diventando un grande centro per la fotografia. Avevamo quasi rinunciato all’idea, poi abbiamo trovato questo spazio che risponde a tutte le nostre esigenze. Lo inauguriamo con una mostra di Horst P. Horst: un progetto nato anch’esso due anni fa, quando la Fondazione a lui intitolata, che stava valutando l’opportunità di avere un altro esclusivista in Europa, oltre alla potente Hamiltons Gallery di Londra, ha scelto noi. L’inaugurazione della nuova sede rappresentava l’occasione ideale per dedicargli un’antologica. Durante la quale, dopo la parziale anticipazione dell’estate scorsa nella galleria di Porto Cervo, presenteremo anche un’importante monografia, edita da Silvana, in cui si rilegge l’intero suo lavoro, realizzata con la collaborazione di Susanna Brown, curatrice del dipartimento di Fotografia del Victoria and Albert Museum di Londra» (mentre il 24 gennaio uscirà il volume, a cura di Germano Celant, che rilegge l’intera carriera di Sandy Skoglund).

Intitolata «Horst P. Horst. A Legend of Style» la mostra espone i celeberrimi scatti in bianco e nero di questo grande fotografo dotato di un’assoluta maestria nel trattare le luci, la forma, lo spazio, che per sessant’anni fu collaboratore di punta di «Vogue», di cui seppe incarnare al meglio il volto di allora, con quel mix di eleganza sofisticata e sensualità raffinata che lo caratterizzava. Insieme sono però esposte per la prima volta le poco note, ma non meno iconiche, opere a colori.

A Paci, unico membro italiano di Aipad-Association of International Photography and Art Dealers, in procinto, quando gli parliamo, di partecipare ad Art Basel Miami («gli appuntamenti che non perdo sono Parigi e Miami. E in Italia saremo a Miart, dove Alessandro Rabottini sta facendo un eccellente lavoro»), chiediamo del mercato della fotografia in Italia: «L’Italia sta recuperando posizioni rispetto al passato, sebbene il nostro mercato sia al 60 per cento internazionale, ci conferma. E c’è ancora la possibilità di acquistare lavori di grandissimi nomi a cifre accettabili, con la prospettiva, quindi, di buone soddisfazioni anche sul piano dell’investimento: artisti di questa caratura non tradiscono».

Ma come e quando è nata questa sua passione? «Il merito è del basket, dove ho militato in serie A. Sin d’allora avevo però una forte passione per l’arte contemporanea e, diventato amico di atleti americani anch’essi appassionati, già molti anni fa ho potuto conoscere, grazie a loro, le migliori gallerie di New York. Quando ho chiuso con lo sport, ho deciso di occuparmi di arte contemporanea, virando subito verso la fotografia, che già amavo molto. Era il 2003-04 ed è stata una scommessa, ma lo sport mi ha insegnato che, se c’è la passione, si va avanti con tenacia, fino alla fine».

Da sinistra, i galleristi Giampaolo Paci, con «American Vogue» (copertina del 15 maggio 1941) di Horst P. Horst, e la moglie Monica Banfi. Altre fotografie di Horst P. Horst in mostra
nella nuova sede della galleria Paci Contemporary di Brescia (in basso a destra, una veduta interna. Nella pagina accanto, in alto a destra, l’esterno). In basso, a sinistra, «Helen Bennett, Muriel Maxwell and Bettina Bolegard, American Vogue» (copertina dell’1 novembre 1939).
Nella pagina accanto, in alto, da sinistra,
«Evelyn Tripp, New York, 1951» e «Barefoot Beauty» (1941). In basso, da sinistra,
«Lisa Fonssagrives» (copertina di «American Vogue» dell’1 giugno 1940) e «Round the clock, New York, 1987»

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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