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Gentileschi nella «Città Creativa Unesco»

Il Comune rilancia Fabriano anche con il Museo Guelfo del contemporaneo

La facciata della Pinacoteca Molajoli. © Theluoz / CC BY SA 4.0

Fabriano (An). Anche senza scomodare la storia delle Cartiere Miliani, rappresentata dal locale Museo della Carta (nessuna parentela con chi scrive), a Fabriano vie, case e palazzi in mattoni inquadrano un nucleo storico raccolto, preservato e omogeneo. «Tranne le chiese di San Domenico e di Sant’Agostino, inagibili, si può visitare tutto e le strutture ricettive sono aperte», rileva Ilaria Venanzoni, assessore alla Cultura, Turismo e altre deleghe del Comune cittadino, che conosce a fondo i beni culturali poiché è archeologa presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche.

Nominato «Città Creativa Unesco» per l’artigianato e le arti popolari nel 2013, il borgo ha accolto dal 10 al 15 giugno la XIII Conferenza annuale delle città creative Unesco, con 350 delegati da 180 città e 72 Paesi. Ma i programmi dell’assessore sono proseguiti: «Dal primo agosto la Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli” ospita la mostra su Orazio Gentileschi e maestri del suo tempo curata da Anna Maria Ambrosini e Alessandro Delpriori. È l’ultima del ciclo “Mostrare le Marche”, promosso dalla Regione per valorizzare il patrimonio artistico dei Comuni nel cratere del terremoto del 2016, per quanto, rispetto ad altri, noi siamo stati appena lambiti dal sisma. La rassegna è anche l’occasione per riallestire e dare un ordinamento più chiaro e corretto alle sale con opere dal ’400 al ’600 e per togliere quel pesante fondo rosso sulle pareti».

Gentileschi riparò qui dal 1613 al 1619, dopo il processo per stupro intentato dalla coraggiosa figlia Artemisia. Ha lasciato una tela nella Pinacoteca e tre affreschi nella cattedrale. «L’idea è di valorizzare quanto abbiamo e inserirlo nel suo contesto. Ma vorrei ricordare anche il contemporaneo», aggiunge Ilaria Venanzoni. Si riferisce al Museo Guelfo per l’arte contemporanea, sull’artista fabrianese Guelfo Bianchini (1937-97), aperto da qualche anno: «La sorella Marisa Bianchini, una vera animatrice culturale, lo ha voluto, perciò ha donato alla città le opere del fratello e di artisti come Giorgio de Chirico, Man Ray e Salvador Dalí, che Guelfo possedeva perché erano suoi amici. Questo museo dialoga benissimo con la “Casa di Ester”, la donazione di Ester Meloni con opere del ’900 da Balla a Dorazio, da Savinio a Fontana, al piano terra della Pinacoteca».

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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