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Le voci dei galleristi nel coprifuoco da coronavirus: Lorenzo Poggiali

Opere di Fabio Viale in galleria

«Fabio Viale (Cuneo, 1975) aveva inaugurato il 22 febbraio, alla Galleria Poggiali di Firenze, la mostra “Acqua alta - High Tide”, parzialmente scampata, dunque, alla chiusura imposta dall’emergenza sanitaria. L’artista ha proposto nella nostra sede di Firenze due diverse installazioni: una per la sede di via della Scala, l'altra per lo spazio in via Benedetta. Per l'occasione è stato pubblicato un volume con un saggio di Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze.

Gli spazi di via della Scala sono occupati dalle sculture che l'artista ha realizzato appositamente per la 58ma Esposizione Internazionale d'arte - La Biennale di Venezia, conclusasi lo scorso novembre, presentati nel Padiglione Venezia (ai Giardini).

Si tratta di tredici monoliti monumentali in marmo, che replicano a misura reale quei pali in legno alti tre metri e oltre, che affiorano nella laguna di Venezia. Questi oggetti sono denominati “bricole”, e servono da segnali per la navigazione. Le sculture realizzate da Viale imitano il legno in maniera così stupefacente da sembrare calchi.

Nel Padiglione ai Giardini il paesaggio originale, quello dei canali e della laguna veneziana caratterizzati dalle bricole, veniva evocato con una installazione multisensoriale che immergeva i visitatori in un ambiente realistico grazie a un pavimento sprofondato in un tappeto di acqua bassa e a una nebbia realizzata con teli di plastica leggermente opachi, che separavano i visitatori dai pali in marmo.

Il dramma dell'acqua alta, da cui il titolo della mostra odierna, ha cambiato tutto. L’allestimento della mostra a Firenze verte, così, sulla monumentalità ieratica dell’impatto, costringendo lo spettatore a stabilire una relazione fisica, impari ed al tempo stesso familiare, per la verosimiglianza, tra l’uomo e la forza della natura.

Il tono così drammatico dell'allestimento in via della Scala si accentua nello spazio di via Benedetta, dove Viale ha rovesciato 18 tonnellate di pietrisco e sculture di marmo compresse nella quasi totalità dei 15 metri della galleria occupandone tutta l'altezza, trasposizione dell’azione Root’la realizzata alle Cave di Goia di Colonnata due settimane prima dell’inaugurazione di Firenze.

Viale ha fatto precipitare alcune sculture di marmo precedentemente acquistate, determinando un'azione di carattere concettuale e recuperando la lezione di Michelangelo o di Arturo Martini, che utilizzavano il ravaneto come utensile di scultura, nella convinzione di privarle di elementi ornamentali superflui, stabilendo così un parallelismo con l’esistenza che, con le asperità, assolutizza l’essenza.

Tra la massa informe dei detriti si scorgono in galleria, riconoscibili dallo spettatore via via che gli si fanno incontro, porzioni delle Tre Grazie, un personaggio pittoresco, un moro con turbante, un aggraziato Apollo, un molosso, un vaso che ha assunto la forma di una suggestiva campana».

A cura di Laura Lombardi

Lorenzo Poggiali, edizione online, 24 marzo 2020


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