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Gallerie non stop | Lia Rumma

Le voci dei galleristi nel coprifuoco da coronavirus

Lia Rumma

«Le gallerie sono chiuse, è vero, ma noi continuiamo a lavorare. Le mie collaboratrici operano tutte in smart working e, se non fosse per tutto questo dolore, potrei dire che è un’esperienza interessante. Certo, quest’emergenza ci porta a riflettere sul significato della nostra vita, così fragile. E quando finirà credo che dovremo tutti andare in cerca di una nuova solidarietà e giustizia sociale.

A Milano avevo in programma una mostra di William Kentridge sul tema, universale ma anche fortemente italiano, della Sibilla: Kentridge stava riflettendo sui concetti della profezia, dell’enigma, ma ovviamente abbiamo rinviato tutto. Con lui lavoravo anche a un importante progetto nell’Arsenale di Amalfi, voluto dalla Regione Campania in seguito al successo della mostra curata da Gabriele Guercio con Andrea Viliani al Madre di Napoli, su Marcello Rumma, e specialmente sulle tre edizioni della «Rassegna d’Arte Internazionale» di Amalfi, da lui promossa negli anni Sessanta, l’ultima delle quali, curata nel 1968 da Germano Celant, segnò il successo dell’Arte Povera. Anche qui, siamo in attesa di poter ripartire.

A Napoli abbiamo aperto per pochi giorni (ma senza inaugurazione, per senso di responsabilità, sebbene ancora non fosse vietato) una personale di Luca Monterastelli: è allestita e riaprirà a settembre ma credo sia giusto che sia lui a parlarne: “Com’è sua consuetudine, Lia Rumma mi ha chiesto un progetto che si ponesse in relazione con Napoli. Non era facile, specie per un italiano, a causa del peso della sua storia. Ho voluto perciò concentrarmi sulle storie minime delle persone che l’hanno abitata e le ho pensate come fantasmi, come tracce di chi non c’è più. Ho tradotto tale narratività indefinita in bassorilievi di cemento, la cui massa interna resta invisibile, e in nuove sculture di terracotta bianca ispirate al Gabinetto segreto del Museo Archeologico di Napoli. Ci sono poi dei torsi virili, che ho inteso come figure psicopompe, su troni di ferro tropicalizzato: è una mostra complessa, difficile da spiegare, di cui sento però di poter essere soddisfatto”».

A cura di Ada Masoero

Lia Rumma, edizione online, 1 aprile 2020



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