Furto di Castelvecchio, falle e atipicità

Per Roberto Bolis, portavoce del sindaco, la rapina di 17 opere nel museo veronese è finalizzata alla rivendita. «Forse a Est»

Roberto Bolis, portavoce del sindaco di Verona
Veronica Rodenigo |

Verona. A pochi giorni dal clamoroso furto che ha mutilato il Museo Civico di Castelvecchio privandolo di 17 opere (alcune delle quali tra le più rappresentative della sua collezione), la città scaligera fatica ancora a capacitarsi dell’accaduto. Come è potuto succedere, si chiedono tutti?
I molti buchi neri nella dinamica dei fatti (la mancata reazione della Società di vigilanza che, dopo le 20, avrebbe dovuto notare l’allarme non inserito; i ritardi con conseguente assenza di posti di blocco; il Pubblico Ministero avvisato solo la mattina seguente) aprono a ipotesi inquietanti.

Roberto Bolis, portavoce del sindaco Flavio Tosi, è l’unico referente a cui si viene istituzionalmente demandati per ricevere ulteriori approfondimenti sull’accaduto.
In una città priva di un ufficio stampa per i Civici Musei e di un assessore alla Cultura (il Primo cittadino vi mantiene la delega insieme all’incarico
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