Fundraising, fundraiser e dottori commercialisti: la sostenibilità del non profit passa anche attraverso le contaminazioni

Stefania Crobe |

Se la crisi impone una «chiusura dei rubinetti» – questa, nel volgar parlato, l’immagine più diffusa per descrivere una rarefazione crescente dei fondi destinati alla cultura – non tutti i mali vengono per nuocere.
Il clima di spending review ha imposto un ripensamento – delle imprese, delle istituzioni culturali, dei professionisti della cultura – che trova nel dialogo, nella contaminazione dei campi e delle esperienze – sempre nel rispetto delle specificità – e nel reciproco scambio una via alternativa al «do ut des» e all’assistenzialismo, per fare della sostenibilità e dell’investimento culturale non un episodio sporadico, riferito al singolo progetto, ma un cambio di paradigma nel modo di progettare e fruire la cultura.
Paradigmi che le pratiche riscrivono prima delle politiche, troppo spesso in ritardo o incapaci di leggere la complessità che si affaccia. Tentativi non
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