Fu così che i sarti divennero artisti

100 artisti, 50 stilisti e 300 opere ai Musei di San Domenico dimostrano che per tre secoli arte e moda hanno continuato a influenzarsi a vicenda

«L’arte della moda. L’età dei sogni e delle rivoluzioni 1789-1968», veduta dell’allestimento. Forlì, Museo Civico di San Domenico, 2023. Foto: Emanuele Rambaldi «Autunno» (1935), di Giorgio de Chirico (particolare). Milano, Museo del Novecento Camicia Orlando (2001-02), di Gianfranco Ferré. Centro di Ricerca Gianfranco Ferré, Politecnico di Milano
Giovanni Pellinghelli del Monticello |  | Forlì

Sarà un catwalk speciale quello che, dal 18 marzo al 2 luglio, nella mostra «L’arte della moda. L’età dei sogni e delle rivoluzioni, 1789-1968» (catalogo Dario Cimorelli Edizioni), realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmio di Forlì, vede «sfilare», negli spazi austeri del Museo Civico San Domenico di Forlì, top model e fashion icon inconsuete chiamate Tintoretto, William Hamilton, George Romney, Francesco Hayez, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, James Tissot, Giovanni Boldini, Vittorio Corcos, Henri Matisse, Josef Hoffmann, Giacomo Balla, Piet Mondrian, Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico e Damien Hirst.

Ad accompagnarle nelle «uscite» sono i grandi creatori della moda, dall’Ottocento in poi, da quando il sarto si trasformò da anatroccolo in cigno assumendo le piume splendenti del couturier, stilista, maestro: Charles Frederick Worth, la casa di mode Ventura di Milano (fondata nel 1815), Mariano Fortuny, Paul Poiret, Cristóbal Balenciaga, Coco Chanel, Germana Marucelli, Salvatore Ferragamo, Valentino e Pierpaolo Piccioli, Gianfranco Ferré, Giorgio Armani, John Galliano per Christian Dior, Gucci, Miuccia Prada, Tom Ford e Yohji Yamamoto.

Dai più prestigiosi musei del mondo e dalle più affermate e idolatrate maison di moda 100 artisti e 50 stilisti protagonisti del più artistico dei fashion-show. Curata da Gianfranco Brunelli con Cristina Acidini, Enrico Colle, Fabiana Giacomotti e Fernando Mazzocca, la mostra mette nell’occhio di bue il rapporto fra arte e moda nei tre secoli da Ancien Régime a Secondo Novecento nel confronto fra oltre 300 opere: dipinti, sculture, accessori, abiti d’epoca e contemporanei.

Le opere, da fine Settecento e Rivoluzione francese, a Romanticismo, Macchia italiana, Impressionismo e Simbolismo fino alle Avanguardie e correnti di tutto il ’900, puntualizzano il dialogo, intimo e secolare, fra arte e moda, dove creazione e produzione, ispirazione e realizzazione rimbalzano da un’opera all’altra, dipinta, scolpita, cucita, tutte rispecchiando, intuendo, ispirando, creando. Influenzandosi a vicenda, l’arte rispecchia la moda e la moda crea e si fa arte. La moda dipinta, ritratta, scolpita, realizzata da «sarti» evoluti in artisti. L’abito come seduzione, status symbol di potere e ricchezza o esibizione di protesta, cifra distintiva di stato sociale o di generazione. La moda come opera e comportamento. L’arte come warburghiano racconto sociale e sentimentale del tempo e dell’Histoire des mœurs.

Sulla storicizzata passerella sfilano così, fra i tanti altri, i ritratti di Carlo Manna (1907) di Umberto Boccioni, e di Emiliana Concha de Ossa (1888) di Giovanni Boldini, la grande composizione «A» con nero, rosso, grigio, giallo e blu (1919) di Piet Mondrian, «Donna e anemoni» (1920-21) di Henri Matisse, in contrappunto a due tailleur ricamati di Giorgio Armani, il panciotto di Marinetti (1923-24) di Fortunato Depero, la Camicia Orlando (A/I 2001-02) di Gianfranco Ferré e poi la kore di tipo Eleusi (fine del II secolo) in dialogo con il «Delphos» in seta con sopravveste in velluto (1920 ca) di Mariano Fortuny, l’abito da giorno «Linea Assira» (1961) di Germana Marucelli e un abito da sera inedito di Elsa Schiaparelli.

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