Francesco Sabatini, l’uomo che ha disegnato Madrid

Nella capitale spagnola si celebrano i 300 anni dalla nascita dell’architetto palermitano

La facciata est della Puerta de Alcalá a Madrid. © Edescas2
Andrea Merlotti |  | Madrid

Per Madrid il 2021 è l’«año Sabatini». A pochi in Italia, oggi, questo nome dice qualcosa. Ed è un peccato. Nel Settecento, invece, Francesco Sabatini era qualcuno. Nato a Palermo nel 1721, egli fu il «creador de algunos de los monumentos más emblemáticos» di Madrid, come lo definisce la cartella stampa realizzata per la presentazione delle celebrazioni. I 300 anni dalla sua nascita, infatti, sono onorati in Spagna da un’impressionante serie di conferenze, visite guidate, concerti, progetti didattici e altro ancora.

Il punto più alto delle celebrazioni è, però, la mostra «El Madrid de Francisco Sabatini», che si inaugura il 4 novembre al «Fernán Gómez» (il centro culturale della città) e che resterà aperta sino a gennaio 2022. Curata da José Luis Sancho Gaspar e Ángel Martínez Díaz, con la collaborazione di Pablo Vázquez-Gestal, è una grande occasione per riflettere sull’uomo che ha disegnato la Madrid moderna capitale, che ancora oggi possiamo vedere. Non c’è turista, in effetti, che a Madrid non passi di fronte alla Puerta de Alcalá o che non visiti la Real Basilica di San Francesco il Grande, opere che Sabatini realizzò a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Settecento.

Per non parlare dei suoi lavori nel Palazzo Reale, della costruzione dell’Ospedale di San Carlo (oggi sede del Conservatorio di musica e del Museo Nazionale di Arte Contemporanea) o delle tante altre opere disseminate in tutta la città, e non solo. Oltre che «Primer arquitecto», infatti, Sabatini era anche comandante del genio militare. In questa veste, egli ha operato in tutte le principali città spagnole, ma anche oltre oceano, nei domini americani, dove non si è mai recato.

Il destino, o meglio, i re di Spagna, hanno voluto che a disegnare la Madrid dei Borbone, tanto diversa da quella degli «Austrias» (Asburgo, Ndr), siano stati due siciliani: Juvarra prima e Sabatini poi. Sia chiaro: il primo era un genio, il secondo no. Se Filippo Juvarra non fosse morto prematuramente, sarebbe stato lui a dare un nuovo volto alla città. Ma così non fu. E certo non poté farlo Giovan Battista Sacchetti, il suo allievo torinese che ne prese il posto.

Sabatini, invece, ne ebbe l’occasione. E seppe sfruttarla. Può sembrare strano che Carlo III di Borbone, re di Napoli dal 1734 al 1759 e poi re di Spagna, nel prendere possesso del suo nuovo regno non portasse con sé il suo migliore architetto: Luigi Vanvitelli. Questi, da parte sua, non avrebbe chiesto di meglio. Ma Carlo III teneva troppo alla Reggia di Caserta. Voleva che Vanvitelli la terminasse. E poi a Madrid non aveva bisogno di un genio, ma di un buon esecutore: un professionista capace di risolvere i problemi di una capitale che in Europa era nota per i suoi gravi problemi urbani.

Non a caso, appena arrivato, Sabatini si occupò di due progetti agli antipodi, ma altrettanto importanti: la sistemazione del Palazzo Reale e il sistema fognario cittadino. Lo ricordava anche Casanova in una pagina dei suoi Mémoires: «Un uomo pieno di talento, che il re aveva fatto venire da Napoli per rendere più pulita Madrid, la quale prima del suo arrivo era la città più sporca e maleodorante di tutto l’universo. Sabatini aveva costruito fogne e condotte sotterranee e aveva fatto fare latrine in quattordicimila case. Era diventato ricco».

Un’abilità pratica che era nata a Caserta, dove la sua formazione di ingegnere militare era stata assai utile nei lavori per l’acquedotto carolino. Allievo meno geniale di Vanvitelli (di cui sposò una figlia e di cui accolse due figli nello studio), Sabatini fu un «ponte» fra Italia e Spagna. Sarebbe bene che anche il nostro Paese lo ricordasse. E, invece, persino il pur meraviglioso Dizionario biografico degli Italiani Treccani non lo ha inserito nelle sue quarantamila biografie.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Andrea Merlotti