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Fotografie all'asta: un panorama ricco e vario

Disparità abissali tra il mercato americano e noi, anche per miopia strategica

«VB 25, Performance, 15 dicembre 1996» di Vanessa Beecroft, proposta da Boetto a 10-15mila euro

Genova, Milano e New York. Se si volesse misurare l’ahimè abissale distanza tra il mercato della fotografia statunitense e italiano, sarebbe sufficiente guardare le date in cui cadono le numerose aste di aprile dedicate a questo settore: dal 2 al 5 aprile diverse tornate a New York, da parte di Christie’s, Phillips, Bonhams e Sotheby’s, coincidono, come ormai da tradizione, con lo svolgimento del «Photography Show» (noto agli addetti ai lavori come Aipad) al Pier 94 dal 4 al 7 aprile, vale a dire la più grande fiera americana specializzata in fotografia, seconda al mondo solo all’autunnale «Paris Photo».

Le due sessioni italiane sono da Boetto il 15 aprile a Genova e da Finarte il 18 a Milano: l’aspetto interessante è che queste ultime due non corrispondono a nessuna delle fiere che con grande fatica cercano di trovare un loro spazio e un loro collezionismo anche nel nostro Paese, come ad esempio il Mia a Milano (a fine marzo) e la neonata «The Phair» a Torino (dal 2 al 5 maggio all’ex Borsa Valori di Torino), e neppure con il Miart, dove pure la fotografia ha ormai una sua non marginale presenza.

Non c’è allora da stupirsi, in questa sostanziale assenza di qualsiasi logica di sistema, se la differenza tra i valori economici in campo sia persino incomparabile, ed essa naturalmente si rispecchi poi in un’altrettanto evidente assenza dei fotografi italiani dal circuito maggiore del mercato (nell’intera proposta delle aste newyorkesi, sono presenti solo Nino Migliori con il suo tuffatore, di grande formato, peraltro a una buona base di 6-9mila euro, Massimo Vitali con due opere e Mario Giacomelli con una).

In ogni caso, tocca a Christie’s aprire (2 aprile), con tre diversi focus: il primo dedicato ai 69 lotti della collezione Goldstein, particolarmente concentrato sulla ritrattistica e sulla moda, tra cui spiccano due Richard Avedon («Dovima tra gli elefanti», 308-440mila e «Marilyn», 62-88mila) e una Lisa Fonssagrieves di Irving Penn stimata 175-265mila. Il secondo è invece «The Face of the Century», 90 opere da un’altra collezione privata, che presenta diversi lavori del XX secolo, da una rara splendida serie degli «Oggetti matematici» di Man Ray (tra i 18 e i 44mila) a una serie di ritratti di Helmar Lerski già a cifre considerevoli (da 35 a 53mila per gruppo di cinque o sei fotografie), fino a ben 14 Helmut Newton tra i più celebri. Chiude la giornata una vendita di opere appartenenti alla seconda metà del XX secolo, dove si trovano 19 Mapplethorpe che coprono l’intera sua carriera, con i picchi economici rappresentati da una calla del 1988 (88-132mila) e da un autoritratto del 1982 (53-70mila) e una serie di highlight della storia della fotografia, tra cui l’iconica scalinata di Aleksandr Rodcenko (132-220mila), la non meno celebre famiglia di Luzzara di Paul Strand (176-265mila), quella che prende il sole di Diane Arbus (220-308mila), gli elefanti di Peter Beard (176-265mila) e un bellissimo portfolio di William Eggleston (132-176mila).

Risponde il 4 aprile Phillips, che nel dipartimento di fotografia trova uno dei suoi punti di forza, come dimostra anche questo appuntamento primaverile: i 58 lotti della collezione Susie Tompkins Buell, personaggio che ha contribuito alla costruzione del mercato della fotografia negli anni Ottanta, sono un vero e proprio tesoro del modernismo fotografico statunitense, con una particolare inclinazione politica: Tina Modotti, Consuelo Kanaga, Dorothea Lange, Edward Weston sono presenti con capolavori assoluti, tra cui le rose (265-440mila) e i fili telefonici della Modotti (220-310mila), la tenda del circo e il tronco di palma (ognuno 350-530mila) e il ritratto di Tina di Weston (175-265mila) e la madre migrante e la fila del pane di Dorothea Lange (ognuno 88-130mila), tutte naturalmente vintage in perfette condizioni. Ad esse si aggiungono i 195 lotti di un’asta in cui emerge il dittico delle «amazzoni» nude e vestite di Newton (530-700mila) e le numerose opere contemporanee.

Concludono il tour de force estero, il 5 aprile, Sotheby’s e Bonhams, la prima con un’asta di 189 opere, con una netta prevalenza di fotografia americana, con le punte rappresentate da Margaret Bourke-White (220-308mila), Ansel Adams, Imogen Cunningham (106-160mila), nonché gli immancabili Penn, Avedon e Newton, veri protagonisti di questa sessione. Bonhams presenta 213 lotti, assai variati tra di loro, con meno valori assoluti ma con una maggiore originalità di proposte (le immagini di Allen Ginsberg, i moderni provenienti dagli archivi della galleria Gérard Lévy, i contemporanei da una collezione di Miami) e con due splendidi Nadar fra 44-70mila euro ognuno e una rara Dora Maar (53-70mila).

Nella tornata di fotografia che Boetto propone a Genova il 15 aprile, si segnalano una foto di Vanessa Beecroft, «VB 25», tratta da una videoperformance concettuale da lei diretta il 15 dicembre 1996, che coinvolse un gruppo di sette giovani donne, riprese all’interno del Van Abbemuseum di Eindhoven (10-15mila), «Schwarzes Gras» (1972) di Arnulf Rainer, un pastello su stampa vintage proposto a 12.500-14mila euro, e «Wavy Line NYC» (1994) di Spencer Tunick (7-10mila).

Anche l’asta di Finarte (il 18 aprile negli spazi della nuova sede in via Paolo Sarpi 8) è costruita su una prima sessione di opere diverse, tra le quali spicca ancora una volta Helmut Newton (tra i 3-8mila), vera superstar di questa primavera, e dove naturalmente sono presenti molti autori italiani, tra cui primeggia Mario Giacomelli (con 17 opere tra le due tornate d’asta, compresa «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi» del 1954-56; 5-8mila) e Franco Fontana (a cui è dedicata, con 9 opere, una bella sezione sul paesaggio con stime tra 500 e i 2mila euro), e su una seconda sessione che offre alcune opere dalla collezione Mario Trevisan, già presentata nel 2012 al Mart di Trento e Rovereto e nel 2018 al Museo di Santa Giulia di Brescia, dotata già di un catalogo e nella quale si trovano molti nomi importanti della storia della fotografia dalle origini ad oggi, con valutazioni di conseguenza.

Walter Guadagnini, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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