Fotografia Europea s’ispira ad Albert Camus

L’edizione di quest’anno del festival di Reggio Emilia guarda alle forze interiori che si sprigionano nei momenti di radicale trasformazione, intesi come naturale e continuo rinnovarsi della vita

«No title. Jun San, 2016, Osaka» di Chloé Jafé, in mostra nei Chiostri di San Pietro © Chloé Jafé
Rica Cerbarano |  | Reggio Emilia

Ci vuole coraggio per ricominciare. Ognuno di noi, in questo clima di riassetto post-pandemia, sta elaborando un proprio modo di reagire e di resistere, o di ri-esistere: «Nel cuore dell’inverno» cerchiamo la nostra «Invincibile estate», quella di cui parla Albert Camus in Ritorno a Tipasa e che il Festival di Fotografia Europea ha adottato come titolo e frase-simbolo dell’edizione 2022.

L’attesissimo appuntamento dedicato alla fotografia contemporanea torna in varie sedi cittadine dal 29 aprile al 12 giugno. L’edizione di quest’anno guarda alle forze interiori che si sprigionano nei momenti di radicale trasformazione, intesi come naturale e continuo rinnovarsi della vita. Questa riflessione ha accompagnato i direttori artistici Tim Clark e Walter Guadagnini nella selezione degli artisti, tutti di rilievo internazionale in virtù dell’eterogeneità che contraddistingue il panorama fotografico attuale. La mostra storica, a cura di Anne Morin nelle sale affrescate dei Chiostri di San Pietro, è dedicata a Mary Ellen Mark (1940-2015), fotografa documentarista che nei propri saggi fotografici, vividi e rivoluzionari, esplora la vita quotidiana delle persone, soprattutto delle donne, in situazioni complesse e spesso difficili.

Tra gli artisti in mostra nella stessa sede l’iraniana Hoda Afshar (1983), che fotografa i paesaggi della sua terra cercando di immortalarne il vento e gli intrecci di tradizioni e credenze; l’americana Carmen Winant (1983), che tesse una rete di narrazioni mettendo insieme centinaia di diapositive ritrovate per raccontare il dissenso e il disordine sociale; il giapponese Seiichi Furuya (1950), che racconta il primo e l’ultimo viaggio con sua moglie Christine Gössler, attraverso ritratti e scorci intimi; il fotoreporter norvegese Jonas Bendiksen (1977), con un progetto che ha diffuso il caos nella comunità del fotogiornalismo: il suo lavoro, un misto di reportage classico, modelli di avatar 3D e sistemi di generazione di testo con intelligenza artificiale, dimostra infatti come anche i professionisti dei media non siano esenti dal rischio di cadere nel baratro della disinformazione visiva.

Il programma espositivo prosegue con vari appuntamenti nel Palazzo da Mosto e nella Galleria Santa Maria. Tra le mostre realizzate dai partner del festival, invece, nel Palazzo dei Musei da segnalare «In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in miniatura e nuove prospettive», a cura di Ilaria Campioli, Joan Fontcuberta e Matteo Guidi. Nel trentennale della scomparsa di Ghirri, il percorso espositivo approfondisce i temi del doppio, della finzione e dell’idea stessa di realtà, creando un dialogo con la raccolta di materiali visivi accumulati dalla metà degli anni Sessanta da Ivo Rambaldi, fondatore del parco divertimenti Italia in Miniatura di Rimini.

Al fotografo emiliano è inoltre intitolata una delle novità principali di questa edizione: il Premio Luigi Ghirri, istituito in collaborazione con l’Archivio Eredi Luigi Ghirri: sarà assegnato a uno degli autori della nona edizione di Giovane Fotografia Italiana, progetto del Comune di Reggio Emilia che valorizza i talenti della fotografia italiana under 35, in mostra ai Chiostri di San Domenico. Il Festival presenta infine un calendario di appuntamenti dalle tre giornate inaugurali (29, 30 aprile e 1 maggio) al 12 giugno, con incontri con gli artisti, conferenze, presentazione di libri, letture portfolio e workshop.

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