Fotografi e artisti che «fotovivono»

A Camera | Centro Italiano per la Fotografia un’esposizione collettiva e una personale, entrambe dedicate al racconto del clima culturale dell’arte in Italia negli anni Sessanta e Settanta: arte e fotografia, sperimentazione e ricerca

«Autoritratto» (1975) di Ketty La Rocca
Chiara Massimello |  | Torino

Il 14 luglio, Camera | Centro Italiano per la Fotografia apre in contemporanea due mostre: «La rivoluzione siamo noi. Arte in Italia 1967-1977» e «Ketty La Rocca. Se io fotovivo. Opere 1967-1975». Un’esposizione collettiva e una personale, entrambe dedicate al racconto del clima culturale dell’arte in Italia negli anni Sessanta e Settanta: arte e fotografia, sperimentazione e ricerca.

Camera parla di fotografia 365 giorni all’anno, offrendo a chi resta in città, o a chi la visita, due proposte molto interessanti che inaugurano subito prima della pausa estiva per restare aperte fino all’autunno (chiuderanno il 2 ottobre). «La rivoluzione siamo noi» curata da Ludovico Pratesi e organizzata e promossa da Archivio Luce Cinecittà, disegna un percorso dell’arte in Italia, dal 1967 al 1977, attraverso gli scatti di Claudio Abate, Mimmo Jodice, Paolo Pellion e Paolo Mussat Sartor.

Immagini che documentano il fermento culturale e artistico delle gallerie d’avanguardia del tempo (Sperone e Tucci Russo a Torino, L’Attico a Roma, Lucio Amelio e Studio Morra a Napoli): le performance, le installazioni e le mostre leggendarie che hanno fatto conoscere l’arte povera e i nuovi interpreti dell’arte internazionale, da Michelangelo Pistoletto a Mario Merz, da Alighiero Boetti a Jannis Kounellis, da Joseph Beuys a Marina Abramovic e Hermann Nitsch. 150 immagini provenienti dagli archivi delle gallerie o dei fotografi che rappresentano uno sguardo diretto sugli eventi che hanno ridefinito i canoni dell’arte contemporanea.

La personale dedicata a Ketty La Rocca, curata da Raffaella Perna e Monica Poggi, realizzata grazie alla collaborazione con l’Archivio Ketty La Rocca e con il contributo della Galleria Frittelli di Firenze, esplora per la prima volta il legame tra l’artista e la fotografia e indaga il rapporto fra fotografia e parola, gesto e linguaggio nel suo lavoro.

Fin dal suo esordio, La Rocca utilizza la fotografia sotto forma di collage verbo-visivi componendo immagini e scritte tratte dai rotocalchi e dalle riviste, ma è con il libro fotografico In principio erat (1971) che si concentra sulla relazione tra fotografia, corpo e linguaggio verbale, iniziando a farsi ritrarre mentre compie gesti con le mani.

Fra le tematiche da lei trattate emergono il ruolo della donna all’interno della comunicazione di massa e un’esplicita critica al capitalismo e all’influenza che la Chiesa ha all’interno della società moderna, ma l’artista aggiunge anche al suo repertorio immagini storiche, come quelle tratte dagli archivi Alinari, o scientifiche, come nel caso delle «Craniologie» (radiografie del cranio, sovrapposte a fotografie delle mani o frasi scritte a mano). La mostra documenta con una selezione di 50 opere il periodo tra il 1967 e il 1975, anni in cui la fotografia assume un ruolo centrale per l’artista, prematuramente scomparsa, a soli 38 anni, nel 1976.

Due mostre diverse, ma estremamente legate tra loro per il momento storico che documentano. Anni di grande cambiamento in cui la fotografia diventa qualcosa di più dell’immagine, assumendosi la chiara volontà di testimoniare e di essere partecipe al dialogo intellettuale, artistico e sociale che ferve in ogni ambito. Un'occasione speciale secondo Walter Guadagnini, direttore di Camera, in cui «abbiamo i fotografi che documentano i lavori degli artisti e una grande artista che opera con la fotografia».

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