Foschi era offuscato. Ora rinasce

La Galleria dell’Accademia presenta una quarantina di opere nella prima retrospettiva dell’allievo di Andrea del Sarto. Nella circostanza il museo fiorentino ha promosso importanti restauri delle sue opere

«Trasfigurazione» (1545-50 ca), di Pier Francesco Foschi (particolare). Firenze, Basilica di Santo Spirito
Laura Lombardi |  | Firenze

Dal 28 novembre al 10 marzo 2024 la Galleria dell’Accademia presenta la mostra «Pier Francesco Foschi (1502-1567). Pittore fiorentino» (catalogo Silvana), a cura della direttrice del museo, Cecilie Hollberg, di Elvira Altiero, Nelda Damiano e Simone Giordani. La rassegna, prima monografica in Europa dedicata all’allievo di Andrea del Sarto, riscopre, grazie a prestiti da musei italiani, europei e statunitensi, un artista in gran parte dimenticato: la sua carriera, a parte il breve studio seminale di Roberto Longhi nel 1952, è stata ricostruita solo dagli articoli monografici di Antonio Pinelli del 1967 e da quello di Louis A. Waldman del 2001.

Eppure Foschi riscosse un certo successo in vita lavorando per i Medici, i Pucci e i Torrigiani, essendo scelto come aiuto da Pontormo, insieme a Bronzino e Jacone, per la decorazione della loggia della villa di Careggi, voluta dal duca Alessandro de’ Medici, e per quella della villa di Castello, commissionata da Cosimo I (1536 e 1537), e partecipando nel 1539 alla realizzazione degli apparati effimeri allestiti per le nozze del giovane duca con Eleonora di Toledo. Altre grandi imprese collettive furono quelle promosse dalla neonata Accademia delle Arti del Disegno (che egli stesso aveva contribuito a riformare con altri grandi maestri del tempo), ovvero gli apparati effimeri per i funerali solenni di Michelangelo e quelli per le nozze di Francesco I con Giovanna d’Austria.

Tuttavia le sole opere citate da Vasari nelle Vite sono le tre pale d’altare delle quali Foschi ottenne la commissione negli anni Quaranta per la Chiesa di Santo Spirito e che rappresentano l’apice della sua carriera. La mostra muove da un dipinto giovanile dell’artista conservato nella Galleria dell’Accademia, la «Sacra Famiglia con san Giovannino» (1526-30), dov’è chiara l’influenza del classicismo di Andrea del Sarto, prosegue con una quarantina di opere, compresi i disegni, ed è suddivisa in cinque sezioni in cui si segue la personalissima declinazione della maniera sartesca compiuta da Foschi. Sono esposti anche dipinti concepiti per la devozione privata di soggetto mariano, insieme a rare opere legate ai temi del Vecchio Testamento, in cui si evidenzia l’influenza di Pontormo.

La mostra è anche l’occasione per vedere riunite pale d’altare smembrate con gli studi preparatori, come nel caso della «Pala della Madonna del Piano» (1539, per il convento di San Benedetto a Settimo, Cascina, Pi). Chiude il percorso una sezione dedicata al genere per il quale Foschi fu particolarmente richiesto: il ritratto nelle diverse tipologie (celebrativo, intimo, carico di simboli allusivi allo status sociale o alla personalità dell’effigiato).

Per l’occasione della mostra, la Galleria dell’Accademia di Firenze, in accordo con il Ministero della Cultura, ha promosso importanti restauri di Foschi, come quelli nella Basilica di Santo Spirito a Firenze e nella Propositura dei SS. Antonio e Jacopo a Fivizzano. Tra questi la «Trasfigurazione», olio su tavola eseguito prima del 1550, dove Foschi guarda a Pontormo, specie per la tavolozza a colori freddi, ma recupera anche, nella pittura a tratteggio, i modi pittorici di Rosso Fiorentino (evidenti nella «Deposizione» di quest’ultimo, ora in restauro a Volterra). E nelle pose avvitate, fino a divenire antinaturalistiche nella loro raffinatezza, Foschi porta all’estremo i modi della Maniera.

Il restauro della «Trasfigurazione», affidato a Kyoko Nakahara per la superficie pittorica del dipinto, e a Francesca Brogi per la cornice, in collaborazione con la Bottega d’Arte Maselli di Gabriele Maselli, si sta svolgendo nel cantiere creato in loco nella basilica stessa, come da richiesta del parroco di Santo Spirito, anche per non sottoporre l’opera, pur strutturalmente in buone condizioni, a ulteriori sollecitazioni; alcuni danni risalgono al momento in cui la pala fu trasferita dalla cappella Bini-Capponi dov’era in origine (e dove nel Settecento la vide Giuseppe Richa attribuendo il dipinto a Piero di Cosimo), alla cappella Capponi d’Altopascio nella parete destra del transetto destro della basilica.

L’intervento di pulitura consiste principalmente nella rimozione selettiva degli strati superficiali di deposito atmosferico e di nerofumo, situati su tutta la superficie pittorica, e della patina bruna, ma anche nella rimozione di ritocchi successivi eseguiti per colmare lacune, nei panneggi dei santi e dalla ridipintura sulle nuvole, all’altezza del braccio alzato di san Pietro. La cornice, in pieno stile manierista, torna a brillare, risarcita nelle parti danneggiate e nelle molte piccole e medie lacune di foglia d’oro degli strati preparatori e del supporto, svelando la sua monumentale bellezza.

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