Forme elementari per un’azione attiva di critica

In un’antologica di Mauro Staccioli al Castello Campori la ricostruzione della poetica e del percorso espressivo dello scultore toscano

Un’immagine dell’allestimento della mostra di Mauro Staccioli. Foto © Rolando Paolo Guerzoni
Valeria Tassinari |  | Soliera

«Non intendo produrre oggetti riposanti, forme che tranquillizzino la coscienza, ma che provochino nell’individuo un’azione attiva di critica del proprio stato nel mondo attuale. Uso forme semplici, elementari, con l’intenzione di renderle immediatamente comunicanti». Così, nel 1972, Mauro Staccioli raccontava il suo impegno nel concepire la scultura, e in particolare la scultura urbana, come azione di attivazione sociale.

L’essenzialità e l’eleganza della sua ricerca, la lucida riflessione sul senso dell’arte, le relazioni con il contesto e l’ambiente che sempre le sue opere hanno saputo ridefinire, sono al centro fino al 30 gennaio di un’antologica al Castello Campori, curata da Lorenzo Respi con la collaborazione dell’Archivio Staccioli (prestatore di opere storiche e documenti fotografici e video) che da dieci anni tutela e promuove l’opera dello scultore, scomparso nel 2018.

La mostra propone alcuni dei momenti salienti del suo lavoro, ricostruendone la poetica e il percorso espressivo, in un bell’allestimento in cui opere in metallo o cemento dialogano con il piano nobile e il cortile dello storico castello.

Per sondare il fondamentale dialogo con lo spazio pubblico e con lo sguardo dei fruitori, in occasione dell’esposizione nel centro storico è stato installato il grande Portale, un triangolo aperto che letteralmente «attraversa il luogo e ne è attraversato», opera monumentale che, dopo essere stata esposta in diverse città europee, per i prossimi tre anni resterà in comodato d’uso gratuito al Comune di Soliera, che così si conferma luogo di speciale attenzione per il contemporaneo.

Nel catalogo, edito da All Around Art, oltre al testo del curatore, una testimonianza di Giulia Staccioli, presidente dell’Associazione Archivio Mauro Staccioli, e testi critici di Massimo Bignardi e Alberto Fiz.

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