Forlì, il periodo nero dell’arte sacra

Nomi eccellenti tra le 180 opere riunite ai Musei di San Domenico per indagare il periodo tra Michelangelo e Caravaggio

Daniele da Volterra, «Il profeta Elia nel deserto», 1550 ca, collezione privata, courtesy Galleria Benappi

Elena Franzoia |  | Forlì

Nel 1541 Michelangelo termina a Roma, nella Cappella Sistina, il Giudizio Universale: non solo un’opera rivoluzionaria, ma anche la testimonianza dell’ormai ineludibile confronto, culminato nel 1527 con il terribile Sacco, tra cultura cattolica e Riforma Luterana. Cinquant’anni dopo, nel 1592, a Roma si trasferisce Caravaggio, che vi rimarrà fino al 1605 dipingendo un’umanità dolente e borderline, e spiazzando la società dell’epoca per la scelta di riportare sugli altari gli «ultimi» e gli emarginati, veri protagonisti del messaggio evangelico.

Questo complesso e cruciale periodo, in cui l’intreccio tra religione, politica e società genera eventi cardinali della storia moderna come il Concilio di Trento e le scoperte galileiane, è protagonista dal 10 febbraio al 17 giugno della mostra «L’Eterno e il tempo. Tra Michelangelo e Caravaggio» (catalogo SilvanaEditoriale) presso i Musei di
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