Fontaneschi, manzoniani e burristi

Franco Fanelli |  | Torino

Il collezionismo d’arte moderna e contemporanea si basa su diversi moventi: tra questi domina la volontà, o l’illusione, dell’«investimento». Tanto meglio se queste aspirazioni sono condite dall’eccitante fascino dell’esplorazione di territori ignoti, in cui pescare la pepita d’oro. Sino a una ventina d’anni or sono, tutto ciò aveva a che fare soprattutto con la produzione di giovani artisti. Forse le cicliche crisi del mercato, laddove le quotazioni di tanti presunti talenti si sgonfiano inesorabilmente, hanno gradualmente spostato l’attenzione verso autori affermatisi in quel passato prossimo che conferisce loro quella caratura storicizzata (fatta di partecipazioni, nei tempi belli, a Biennali di Venezia e altre grandi mostre pubbliche, dell’antico consenso di autorevoli critici e del sostegno di gallerie all’epoca sulla breccia) attraverso la quale li si potrebbe individuare non solo come valori
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