Firenze, Orsanmichele riaperto anche da chiuso

La Chiesa e il Museo sono stati oggetto di un anno di lavori per il restauro delle opere e la valorizzazione della struttura con una nuova illuminazione e vetrate che consentono di lasciare aperti i portoni e far ammirare l’interno da chi passa per via dell’Arte della Lana

Il Museo di Orsanmichele nel nuovo allestimento. Foto Lorenzo Mennonna. Cortesia Musei del Bargello
Elena Franzoia |  | Firenze

Si concludono con la riconsegna alla città del complesso di Orsanmichele gli otto anni di mandato fiorentino come direttrice dei Musei del Bargello di Paola D’Agostino, calorosamente elogiata durante l’affollata conferenza stampa dal sindaco Dario Nardella e dalla Soprintendente Antonella Ranaldi, cui succederà ad interim fino a maggio Massimo Osanna, direttore Generale Musei del Ministero della Cultura. Durati oltre un anno (400 giorni di chiusura) i lavori hanno riguardato restauro e messa in sicurezza degli apparati decorativi e delle opere, riallestimento del museo e miglioria degli accessi, secondo un progetto firmato dagli studi fiorentini Map Architetti e Natalini Architetti.
L’esterno del complesso di Orsanmichele. Foto Nicola Neri. Cortesia Musei del Bargello
Come ha sottolineato Ranaldi, «la Chiesa di Orsanmichele oggi torna a essere visitabile e si mostra anche all’esterno. Grazie alle nuove bussole che permettono di lasciare aperti i grandi portoni, dalle vetrate si può infatti vedere l’interno da via dell’Arte della Lana. È un invito a entrare, ma non solo, è un’idea di bellezza accessibile, a porte aperte, valorizzata dalla nuova e riuscita illuminazione interna. Una chiesa particolare, molto civica, che nella sua lunga vita ha avuto utilizzi diversi: chiesa, granaio, archivio, museo. Ha visto sulla sua pelle, tra Tre e Quattrocento, artisti ancora impegnati negli stilemi tardogotici superati dal vento di rinnovamento del primo Rinascimento fiorentino». D’Agostino ha invece evidenziato «l’importanza di un complesso statale che è memoria storica anche della nostra identità nazionale, perché è proprio qui che alla fine dell’Ottocento si scelse di tenere le Lecturae Dantis della Società Dantesca».

Per quanto riguarda la chiesa, dopo le operazioni di pulitura e restauro conservativo di opere e apparati decorativi, l’intervento si è concentrato, oltre che sulle nuove bussole-vetrate di accesso, sulla nuova illuminazione ideata con la consulenza dello Studio Rossi&Bianchi lighting design che valorizza gli affreschi gotici e i due imponenti focus visivi rappresentati dal trecentesco Tabernacolo dell’Orcagna e dal rinascimentale Altare di Sant’Anna scolpito da Francesco da Sangallo (i corpi di illuminazione sono stati appositamente realizzati da iGuzzini).
La Chiesa di Orsanmichele con il tabernacolo dell’Orcagna. Foto Nicola Neri. Cortesia Musei del Bargello
Al piano superiore, raggiungibile dal palazzo antistante tramite un passaggio sospeso realizzato da Bernardo Buontalenti, il nuovo allestimento museale consente una differente lettura di 13 grandi statue originali dei santi protettori della Arti, concepite per gli esterni e oggi sostituite da copie, che portano la firma di Donatello, Ghiberti, Nanni di Banco, Giambologna, Andrea del Verrocchio. Interventi di manutenzione e restauro hanno riguardato in particolare il «Sant’Eligio» e i «Quattro Santi Coronati» di Nanni di Banco, il «San Matteo» e il «Santo Stefano» di Lorenzo Ghiberti e il «San Giovanni Evangelista» di Baccio da Montelupo. Collocate in corrispondenza delle attuali copie, le 13 statue si stagliano nel nuovo progetto contro fondali bianchi che ricordano dei tabernacoli, consentendo interessanti confronti soprattutto tra le opere poste in posizione angolare. La scelta di collocarle sopra alti basamenti restituisce inoltre al visitatore, secondo le volontà di progettisti, la possibilità di guardarle nella corretta prospettiva immaginata dagli artisti per l’esterno della chiesa.
Il Museo di Orsanmichele, l’altana. Foto Nicola Neri. Cortesia Musei del Bargello
Una scala a chiocciola progettata negli anni ’60 da Archizoom conduce infine dal museo all’altissima altana che conclude in posizione sommitale la possente mole dell’edificio, regalando grazie a bifore alte ben 7 metri impagabili viste sulla città e la sua cornice di colline.

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